Hong Kong. «Non vogliamo un’altra Piazza Tienanmen»

Centinaia di studenti sono ancora asserragliati nel Politecnico, mentre la polizia li ha accerchiati. La manifestazione dei genitori: «Fermate il massacro. Non vogliamo un’altra Piazza Tienanmen»


«Non voglio che al Politecnico riaccada un altro 4 giugno 1989»

«Wo bu yao Poly chongxian 8964». In questa frase dipinta con lo spray nero da uno studente su un muro della città di Hong Kong c’è tutto: «Non voglio che al Politecnico riaccada un altro 4 giugno 1989». Non voglio cioè un’altra strage come quella che ha insanguinato 30 anni fa Piazza Tienanmen. Mentre le proteste non si fermano nella città autonoma, l’assalto nella notte dell’università da parte della polizia ha spinto molti abitanti a temere il peggio.

L’ASSALTO ALL’UNIVERSITÀ

Dopo un’intera giornata di assedio e di scontri, alle 5.30 di stamattina la polizia di Hong Kong ha fatto irruzione nel campus universitario del Politecnico, dove erano asserragliati centinaia di studenti, dopo un fallito tentativo di mediazione da parte del presidente dell’università Teng Jin-Guang. Tutte le entrate dell’università sono state chiuse nella notte di domenica dagli agenti, che hanno impedito a un centinaio di giovani di uscire nella mattinata di lunedì. Secondo il rappresentate degli studenti, Oiwan Li, si tratta di un’azione senza precedenti, «è la più grande crisi da quando l’università è stata fondata 80 anni fa. Questo incidente è la più grave crisi umanitaria per l’attuale movimento democratico». Durante l’assalto, la polizia ha usato lacrimogeni, idranti, pallottole di gomma e anche proiettili mortali. Gli studenti hanno risposto con molotov, sassi, archi e frecce.

Una cinquantina di persone sono rimaste ferite, altrettante sono state arrestate, compresi alcuni paramedici che prestavano primo soccorso all’interno del campus. Verso le 2 di notte, come riportato da AsiaNews, mons. Joseph Ha, vescovo ausiliare di Hong Kong, insieme ad alcuni parlamentari del gruppo democratico e membri del PolyU ha cercato di dialogare con il comandante della polizia per trovare una soluzione pacifica all’assedio. Ma i poliziotti, accecandoli coi riflettori, li hanno avvertiti: «Andate via. Questa è una messa in guardia». Il gruppo guidato da mons. Ha ha cercato di entrare nell’università da altre entrate, ma è stato sempre ricacciato indietro dalla polizia.

STUDENTI INTRAPPOLATI

Al momento ci sono ancora centinaia di studenti intrappolati nell’università. Molti chiedono di uscire, altri hanno bisogno di cure, altri hanno dichiarato che nel campus non ci sono più viveri, ma la polizia blocca le uscite e non intende lasciare passare nessuno se non accetta di farsi arrestare. Il parlamentare Ted Hui Chi-fung, entrato nel Politecnico ieri, ha affermato che «gli scontri al momento sono sospesi, la polizia non può entrare ma neanche i manifestanti possono uscire». Alcuni genitori hanno invitato gli studenti ad arrendersi, dichiarando: «Meglio un eroe che un martire».

Mentre da tutto il mondo arrivano appelli a «fermare le violenze», la governatrice Carrie Lam non sembra intenzionata in alcun modo a dialogare, seguendo alla perfezione la linea dettata da un editoriale del Quotidiano del popolo cinese: «Non c’è spazio per il compromesso. Bisogna difendere il principio “Un paese, due sistemi” da chi cerca di distruggerlo. Chiunque metta in discussione sovranità nazionale, sicurezza e unità sarà schiacciato».

«NON VOGLIAMO UN’ALTRA TIENANMEN»

Anche alla luce di queste affermazioni, è montata la polemica nel fine settimana a causa della presenza di reparti della polizia che hanno cominciato a pattugliare le strade con fucili d’assalto letali M4. Sabato 16, inoltre, l’Esercito popolare di liberazione cinese di stanza a Hong Kong è uscito dalla sua caserma per ripulire una strada a Kowloon. Per quanto si sia trattato di un’operazione quanto mai pacifica, in base alla mini Costituzione di Hong Kong l’esercito cinese non può intervenire nella città autonoma, se non sotto esplicita richiesta del governo, che non è mai arrivata.

Oggi intanto l’Alta corte di Hong Kong ha giudicato incostituzionale il ricorso del governo alla legge di emergenza per vietare alla popolazione di portare in pubblico maschere per coprirsi il volto. Il parlamentare democratico Dennis Kwok ha chiesto al governo di non ricorrere in appello per non fomentare le proteste. In serata, un gruppo di genitori e di amici degli studenti ancora intrappolati al Politecnico si sono riuniti in un sit in pacifico per chiedere la liberazione dei giovani. Nei cartelli, come si vede dalle foto del South China Morning Post, si legge: «Sos Hong Kong» e «Fermate il massacro. Non vogliamo un’altra Piazza Tienanmen».

L’INCONTRO DI TEMPI SU HONG KONG

È per capire tutti i risvolti di queste proteste che Tempi ha organizzato il 29 novembre a Milano (Pime, via Mosè Bianchi 94, ore 21) un grande incontro: “La libertà è la mia patria. Da Piazza Tienanmen a Hong Kong”. Oltre al missionario del Pime a Hong Kong dal 1991 Gianni Criveller, parteciperà Albert Ho Chun-yan, avvocato, ex presidente del Partito democratico di Hong Kong, direttore del Museo 4 giugno e presidente dell’Alleanza di Hong Kong.