Heman, convertito al cristianesimo dall’islam e perseguitato dal padre

Storia del giovane iraniano, rifugiato in Francia, rimasto folgorato dalle parole di Gesù: «”Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Nell’islam non si perdona l’aggressore, lo si uccide»

«Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Quando Heman, giovane iraniano musulmano, ha letto queste parole di Gesù su una Bibbia tradotta in persiano, vietata nella Repubblica islamica, la sua vita è cambiata radicalmente: «Sono rimasto sbalordito, era qualcosa di completamente nuovo. Nell’islam non si perdona l’aggressore, lo si uccide».

«ANCH’IO ERO VIOLENTO COME MIO PADRE»

Heman, che si è battezzato di nascosto, oggi vive da esiliato in Francia: se suo padre lo trovasse, non esiterebbe a ucciderlo. La sua storia, che ha deciso di condividere utilizzando un nome falso con Aide à l’Église en détresse, è simile a quella di tanti altri musulmani convertiti, costretti a vivere la propria fede nell’anonimato e in clandestinità.

Heman discende da una famiglia che conta tra i suoi antenati anche l’uomo considerato come il fondatore della città di Mahabad, nel nord del paese. Il padre è una personalità e, come racconta il giovane, si comporta come un «satrapo orientale»: si arrabbia per un nonnulla, picchia le sue mogli e i suoi figli. Chi lo fa arrabbiare, finisce rinchiuso in un piccolo scantinato per giorni. «Anch’io ero come lui», rivela Heman, parlando in modo tranquillo e pacato: «sempre arrabbiato e violento, anche verso mia moglie».

I SOLDI DEI CRISTIANI SONO «HARAM»

Ma la vita di Heman cambia improvvisamente nel 2013, quando trova lavoro come ingegnere in un’impresa di proprietà di cristiani di origine armena. I rapporti umani tra colleghi sono eccellenti, gli stipendi vengono pagati in tempo e non c’è corruzione. «Mi trovavo davvero bene, ma dopo appena tre settimane il titolare mi ha convocato e mi ha detto che doveva licenziarmi, perché altrimenti mio padre avrebbe fatto causa all’azienda. Per mio padre, infatti, i cristiani sono impuri e i soldi che provengono da loro non sono halal, ma haram, vietati».

Di quella breve esperienza professionale, a Heman resta un amico armeno cristiano, al quale pone molte domande sulla sua religione. Dopo qualche discussione, l’amico gli dona una Bibbia in persiano, vietata sotto il regime del Grande ayatollah Ali Khamenei. Heman la legge e rimane sbalordito dalle parole pronunciate da Gesù sulla croce.

LA FURIA DEL PADRE E LA MORTE DEL FRATELLO

Il giovane si convince subito a intraprendere in totale clandestinità un pericoloso percorso di catecumenato e quando la moglie lo viene a sapere rimane «terrorizzata». Poi però, vedendo il cambiamento del marito («per la prima volta abbiamo cominciato a vivere in armonia»), decide di iniziare lo stesso percorso, mentre Heman e il figlio si battezzano di nascosto in Turchia.

«Quel periodo felice» si interrompe bruscamente quando il padre, iniziando a sospettare qualcosa, trova in casa di Heman il suo certificato di battesimo. Furioso, cerca il figlio per costringerlo ad abiurare la sua nuova fede o per ucciderlo. Heman, che in quel momento si trovava non lontano dalla frontiera turca, non torna a casa mentre la moglie e il figlio si nascondono in un luogo segreto.

L’uomo arriva a uccidere il fratello maggiore di Heman, sospettato dal padre di essere complice nella sua conversione. Heman scappa in Francia, lontano dall’ira paterna, nell’attesa di potersi ricongiungere con la moglie e il figlio, che ancora vivono nascosti. Spiega però di non provare né ira, né odio verso il padre. Per spiegare perché, ripete la frase che lo ha spinto a diventare cristiano: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».

Foto Ansa