Guerra in procura a Milano. Clamoroso al Csm: «Archiviare tutto? Scelta politica. Invece ci vuole un’ispezione del ministero»

Angelantonio Racanelli, membro togato di Magistratura indipendente, ha chiesto l’intervento del guardasigilli nello scontro tra Bruti Liberati e Robledo. Ecco perché

Gli ultimi atti, in ordine di tempo, della “guerra interna” alla procura di Milano, tra il capo Edmondo Bruti Liberati e il suo sostituto Alfredo Robledo, sono state le audizioni di questa settimana, davanti al Csm, di altri due sostituti di spicco, Ilda Boccassini e Francesco Greco, che hanno pesantemente attaccato il collega. Secondo quanto ricostruiscono i giornali, sia la settima che la prima commissione del Csm sarebbero orientate ad archiviare il caso, soprattutto su pressioni delle correnti più di sinistra, Magistratura democratica in testa, della quale Bruti Liberati è stato presidente.

LA SORPRESA INDIPENDENTE. Invece Magistratura indipendente (Mi), la corrente “di centrodestra” delle toghe, con una mossa a sorpresa lo scorso 14 maggio ha richiesto al ministero di Giustizia di avviare un’ispezione all’interno della procura, durante il plenum cui partecipava anche Andrea Orlando. Si è trattato di una richiesta inedita e sicuramente poco abituale, che denota quanto alti siano i toni in procura a Milano.
Ad avanzarla è stato il rappresentante di Mi al Csm, Angelantonio Racanelli (membro della prima e della settima commissione ), che così la motiva, parlando a tempi.it: «La mia richiesta è dovuta al fatto che ho valutato che qui al Csm c’è una volontà politica di chiudere il prima possibile questa vicenda». Il riferimento è ai membri togati rappresentanti di Area, ma anche a vari membri “laici” del Csm. Spiega Racanelli: «Non c’è una guerra in corso. Semplicemente ci sono degli accertamenti in corso, e riteniamo che vadano fatti degli approfondimenti, perché allo stato attuale stanno emergendo diversi nodi che non possono rimanere senza soluzione». Poi precisa: «La mia non è stata  tecnicamente una richiesta che obbliga il ministero di Giustizia, ma un semplice invito pubblico, al Guardasigilli, a continuare ad approfondire questa vicenda, anche con un’ispezione ministeriale, per evitare che sia archiviata ed eliminare ogni opacità».

LE CONTRO-ACCUSE DI GRECO. Del resto è difficile a questo punto archiviare senza danni lo scontro tra i magistrati milanesi. L’ultimo colpo a effetto è stato quello lanciato dallo stesso Bruti Liberati, che ha segnalato all’organo di autogoverno delle toghe gravi comportamenti del sottoposto Robledo durante l’indagine Expo (un presunto “raddoppio” di indagine che avrebbe rischiato di far saltare quella già in atto). Nel frattempo il Csm ha disposto lo stop di nuove audizioni. Ma resta a verbale quella di Francesco Greco, già protagonista di un disaccordo con Robledo due anni fa: «Ricordo una frase di Robledo che mi colpì, perché sembrava una presa in giro. Disse: “Voglio una separazione, voglio indagare da solo, voglio usare la mia polizia giudiziaria”».
Davanti al Csm, Greco ha proseguito dando un quadro chiaro del pensiero della restante parte della procura milanese, che fa quadrato intorno al capo Bruti Liberati, accusato da Robledo di irregolarità nell’assegnazione delle indagini ai sostituti e di avere di fatto rallentato alcune precise inchieste (una delle quali sarebbe proprio quella sugli appalti dell’Expo): «Robledo ha avuto un attimo di resipiscenza e autocritica perché, in Oil for food, avendo un faccendiere, il “capo casa” di Formigoni, la barca e le utilità, le tangenti, non ha mai iscritto Formigoni, pur avendoci indagato per tre anni. Questo dimostra che l’iscrizione è un atto molto complesso e discrezionale e soprattutto, in certi processi, bisogna farlo con ponderazione. Noi cerchiamo di capire se ci sono stati fondi neri e quali sono, con un’indagine documentale molto complessa, alla fine le persone arrestate collaborano, e solo a quel punto si iscrive al registro Formigoni. Sostenere, come fa invece Robledo di recente nei nostri confronti sull’indagine Expo, che abbiamo ritardato di un anno lo trovo veramente singolare e un po’ paradossale».

«QUESTI SCONTRI NON INCIDONO SUI CITTADINI». Di fronte a queste accuse, rare nella storia del Csm, Radaelli spiega a tempi.it che «Non compete al Csm valutare se e quando una persona debba essere iscritta al registro degli indagati, e come vadano svolte le indagini. Non abbiamo la conoscenza dei procedimenti in maniera così approfondita per fare una valutazione di merito. È chiaro che se da approfondimenti ulteriori emergessero altri elementi, si dovrebbe passare ad un profilo disciplinare». Quanto ad eventuali riverberi dello scontro sui cittadini implicati in indagini, Radaelli lo esclude: «Certamente non ce ne sono» e ribadisce: «Noi al Csm non stiamo facendo accertamenti nel merito delle indagini, non possiamo valutare le attività giurisdizionali. Il problema è valutare il modello organizzativo di una procura, ma anche se poi emergesse che non si fosse rispettata una norma organizzativa, ciò non avrebbe riflesso alcuno sui procedimenti o sui processi».