Grillo spopola perché dice “vaffa” a tutti. Ma se gli italiani conoscessero il suo programma, il “vaffa” lo direbbero a lui

Dei sette obiettivi del M5S per l’Europa, quattro non sono di competenza dell’Europa. Per il resto, è un vagare nel mondo dell’assurdo: dalla decrescita felice alle «rivolte esistenziali» contro poteri planetari

Il Movimento 5 Stelle «non agita slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale». Il Movimento 5 Stelle è una «formazione davvero europeista». I candidati 5 Stelle saranno «portavoce europei a nome degli italiani pensanti». Dichiarazioni di questo tenore possono suscitare ilarità. Specie se a scriverle, in occasione del voto alle europee, è un non-partito il cui leader dichiara di essere, «non Hitler», ma «oltre Hitler». Eppure tutti i sondaggi indicano che il Movimento 5 Stelle ha la concreta possibilità di ottenere un buon risultato alle prossime elezioni Europee. Gli esiti della vittoria sarebbero senz’altro meno comici delle dichiarazioni di Grillo.

LE CONTRO-INDICAZIONI. L’economia italiana non migliora, la Germania spadroneggia in Europa e in Italia le tasse aumentano. Affidarsi a Grillo (e ai suoi no a tutto), per i cosiddetti “malpancisti”, è né più né meno che un «vaffa» rivolto ai vecchi partiti di governo e d’opposizione che non sono riusciti a cambiare le sorti dell’Italia. Le elezioni al Parlamento europeo possono apparire come l’occasione più adatta per un voto di protesta. Ma è davvero così? Gli elettori dovrebbero valutare alcune contro-indicazioni. Basta un esempio: il parlamento Europeo adotta raccomandazioni che possono diventare vincolanti per l’Italia, anche su alcune delicate questione etiche (vedi rapporto Estrela). Cosa accadrebbe se la maggior componente politica italiana in Europa fosse composta dai colleghi di non-partito del deputato Carlo Sibilia, il grillino che fra le sue proposte annoverava la legalizzazione del «matrimonio anche fra specie diverse, purché consenzienti»? Di tutto, evidentemente.

PROPOSTE ASSURDE. Evocare il riconoscimento legale del vincolo zoofilo propugnato da Sibilia può sembrare pretestuoso. Non è però un dettaglio il fatto che, a queste originali proposte (qui ve ne sono altre) si affianchi una politica molto attenta a non intaccare certi poteri, sempre difesi dalla sinistra, come quando ha bocciato, insieme al Pd, la responsabilità civile dei magistrati, difendendo così un privilegio dell’«ultra-casta» (definizione del giornalista dell’Espresso Stefano Liviadotti). Da una parte i grillini amano lasciarsi andare ad affermazioni colorite (qui le migliori del 2013), dall’altra portano avanti campagne che un tempo contraddistinguevano l’ultra-sinistra (dall’abolizione delle paritarie alla legalizzazione della cannabis).

L’ARTISTA VISIVO. Per quanto riguarda il voto in Europa, il non-partito ha limitato la sua originalità alla decisione di far stendere il programma non a un esperto di economia, di finanza, di diritto europeo, ma a un «artista visivo». Si tratta di Sergio Di Cori Modigliani, sceneggiatore, romanziere, ex collaboratore a Hollywood dell’Unità (e dell Fbi, sostiene lui), nonché delle riviste “patinate” Playboy e Penthouse. Di Cori Modigliani ha elaborato il programma a 5 Stelle traendo spunto dal suo libro Vinciamo Noi, con la prefazione del guru del movimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio (vedi qui le sue profezie apocalittiche).

RIVOLUZIONE PLANETARIA. Di Cori Modigliani sostiene, in perfetto accordo con il grillino-pensiero, che nel mondo si sta combattendo la «Guerra Invisibile Mediatica», la prima guerra post-moderna, dove protagonista è «l’Homo Electronicus». Gli esseri umani sarebbero oggi sottoposti al «bombardamento a tappeto» di «droni globali mediatici» che rispondono agli ordini dei «colossi della finanza anglo-americana-tedesca», i quali mirano ai quattrini dei cittadini. Fra questi potentati diabolici è compresa anche la banca del Vaticano, lo Ior, che, secondo Di Cori Modigliani, «se vuole e lo decide, con una telefonata spazza via per sempre Goldman Sachs, J.P.Morgan e Merryl Lynch tutte insieme rimanendo indenne». In questo scenario apocalittico va inquadrata la missione grillina, che, per dirla con Di Cori Modigliani, dovrebbe essere «una rivolta esistenziale delle coscienze contro la cupola mediatica e contro la dittatura dell’oligarchia finanziaria planetaria».

I 7 PUNTI DEL PROGRAMMA GRILLINO. Nonostante le ambizioni escatologiche, il primo passo grillino verso la presa d’Europa e la rivoluzione planetaria, disegnato da De Cori Modigliani su beppegrillo.it, si deve basare su sette obiettivi assai pratici (per non dire modesti): il referendum per la permanenza dell’Italia nell’Euro, i finanziamenti per attività agricole e di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni, l’abolizione del pareggio di bilancio, l’abolizione del fiscal compact, l’adozione degli Eurobond, l’alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune, gli investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3 per cento annuo di deficit di bilancio.

COSA C’ENTRANO? Di queste sette punti, occorre ricordare che ben quattro non rientrano nelle competenze dei parlamentari europei. Infatti, non si decide nel parlamento Europeo il referendum sull’euro in Italia, il pareggio di bilancio sancito dalla costituzione italiana, l’alleanza fra governi del Mediterraneo, e ovviamente nemmeno il «poderoso piano di investimento nazionale nella ricerca scientifica, nell’innovazione tecnologica». Rimangono intatti tre punti: abolizione del fiscal compact, Eurobond, riforma della Pac. Ma questi tre obiettivi sono talmente poco originali da essere condivisi da quasi tutti i “vecchi” partiti italiani. Da Forza Italia all’estrema sinistra di Tsipras tutti per esempio confermano (almeno in periodo elettorale) che il Fiscal Compact, imponendo tagli alla spesa pubblica italiana e/o aumenti delle tasse, sia un «diabolico meccanismo che distruggerà l’economia italiana».

DECRESCERE FELICEMENTE. L’unico elemento politico-economico originale del Movimento 5 Stelle è stato invece accuratamente oscurato dalla campagna elettorale. E la ragione è ovvia. La missione “occulta” del Movimento 5 Stelle è  la “decrescita felice“. Una teoria utopica secondo la quale il blocco totale delle opere pubbliche e il ridimensionamento del prodotto interno lordo, ovvero una recessione “controllata”, produrrebbero una gioia diffusa fra i cittadini che, liberati dal giogo del lavoro e del denaro, vivrebbero in un regime di autarchia a basso impatto sull’ecosistema terrestre. Se questa teoria fosse sbandierata, l’elettore italiano potrebbe nutrire seri dubbi sull’oculatezza del suo voto di protesta. Penserebbe al rischio di affidare il destino dell’Italia e le trattative con la cancelliera di ferro, Angela Merkel, a chi pensa che la caduta libera del Pil italiano e la creazione di milioni di disoccupati possa renderlo felice.