Le pericolose fantasticherie di Grillo a Porta a Porta. Soluzioni? Nessuna. «Succeda quel che succeda, “non mi interessa”»

Animale da palcoscenico, ha eluso tutte le domande cercando di far passare concetti semplici che colpissero la pancia del paese. Un grande “no” a tutto e peccato che «il comunismo sia stato applicato male»

Show doveva essere e show è stato. Ieri sera Beppe Grillo si è concesso a Porta a Porta e, rinnegando il mantra del “non si va in televisione”, ha partecipato a una trasmissione televisiva Rai dopo 21 anni, intervistato da Bruno Vespa. Forte di un consenso che si fa sempre più esorbitante, il comico aveva lo scopo preciso di far passare questo messaggio: «Se vinciamo andiamo a Roma davanti al Quirinale. Ma noi non siamo violenti. Sono venuto a dimostrarvi che non sono né Hitler né Stalin, sarà una marcia trionfale. Siamo già adesso la prima unica forza del paese».

«SONO ARRABBIATO». Intervistato per modo di dire: per le domande c’è poco spazio. Il leader del Movimento 5 stelle dichiara che «se prendiamo più voti del Pd andremo a elezioni anticipate. Cercheremo di far dimettere Napolitano, se noi prendiamo la maggioranza alle Europee questo governo deve andare a casa». Grillo dice di essere «uno che grida, sono arrabbiato. Ma la mia rabbia è il sogno di 10 milioni di italiani». Nel mezzo tante promesse, numeri sparati un po’ a caso e messaggi semplici: No Expo (e chissenefrega dei contratti firmati), No Tav, No Europa, No immigrati (ma non si è capito né come né cosa né quando). Un lungo monologo intervallato da qualche domanda abilmente elusa per dire che cosa? Che intanto «mettiamo lì gli onesti», poi si vedrà. Chi è venuto prima ha fallito e peccato – s’è lasciato sfuggire ad un certo punto – per il comunismo che era una cosa buona, «ma è stato applicato male». Già.

«PROCESSI ON-LINE AI POLITICI». Grillo aveva un altro messaggio da far passare: «Quello del 25 è un voto politico. Renzi è stato messo lì dai poteri forti ed economici. Scomparirà». E quando c’era da “spiegare” come recuperare i soldi per realizzare tutte le sue fantastiche promesse, Grillo scantonava, mostrando l’assegno da 5 milioni di euro con la restituzione dei rimborsi elettorali o, dietro le quinte, il plastico con i politici in carcere. Nessuna pietà per i malfattori, con buona pace delle garanzie per gli imputati: intanto «processi on-line ai politici», che – dite voi – se non è una gogna. La stessa cui sono stati sottoposti quelli dissenzienti rispetto alla sua linea. Capito la democrazia Cinque Stelle?
Cosa dobbiamo aspettarci? Tempi bui, perché irrazionali. Come irrazionale è la pancia del paese che Grillo è abile a solleticare. Come scrive Aldo Grasso oggi sulla prima pagina del Corriere, il leader M5S sa «cavalcare tutti i mal di pancia del Paese (per questo ha molto seguito), senza però mai indicare una soluzione che non sia l’avventura. Succeda quel che succeda, “non mi interessa”». E a noi?