Grazie Marx,firmato Hitler

Lo ha scritto nel Mein Kampf: “Ho imparato molto dal marxismo”. Caso di spacconeria dicono gli storici politicamente corretti. Ma allora perché il partito nazionalsocialista si plasmò sul modello e sui metodi di quello comunista?

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E se per un caso strano, per un fortuito gioco della Provvidenza, tra i tanti allievi che Carlo Marx ha lasciato sparsi per il mondo ve ne fosse uno di nome Adolf Hitler? È lo stesso dittatore nazista che dichiara questa sua inimmaginabile derivazione quando nel “Mein Kampf” scrive: “Ho imparato molto dal marxismo. Lo confesso apertamente. È dai metodi del marxismo, ecco da che cosa ho imparato. Solo che io ho fatto le cose sul serio, mentre quei faccendieri da mezza tacca e piccoli burocrati erano pieni di esitazioni. È di questo che consiste l’intero nazionalsocialismo. Questi nuovi mezzi di lotta politica si rifanno sostanzialmente a quelli marxisti. A me è bastato semplicemente far miei questi mezzi e svilupparli, e avevo in sostanza quello che ci abbisognava. Il nazionalsocialismo è quello che il marxismo avrebbe potuto essere, se si fosse liberato dall’assurdo, artificioso legame con l’ordinamento democratico”, (tratto da “Hitler”, di J. Fest, Bur).

Perché mai si dovrebbe escludere la possibilità che quando Hitler affermava di avere imparato molto dal marxismo non faceva altro che dichiarare il vero? Partiamo dalle origini dell’azione politica del dittatore nazista.

Hitler iniziò da uno dei tanti partitelli della Germania del dopoguerra, la Dap (Partito tedesco dei lavoratori) che aveva come obiettivo quello di conciliare i tradizionali elementi nazionalistici con quelli socialisti, il tutto condito di una buona dose di razzismo: l’approccio di Hitler fu per un incarico ricevuto dal quarto comando di raggruppamento dell’esercito di stanza in Baviera. Avrebbe dovuto intrufolarsi nella Dap per capirne l’organizzazione e per poi relazionarne al suoi superiori. Hitler partecipa alle riunioni della Dap, un partito di una quarantina di persone solite a riunirsi in birreria. Però non si ferma qui; ben presto avviene quello che lui stesso chiama il suo risveglio politico e che lo porta a diventare uno dei più attivi aderenti al partito fino a prenderne le redini e a trasformarlo in Nsdap (Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori). Quali ingredienti marxisti si ritrovano in queste prime mosse dell’apprendista Fuhrer?

Innanzitutto la concezione dell’essere umano come essere sociale: questo punto di vista, chiaramente ideologico, viene esplicitato nel programma della Nspdap redatto nel 1920 da Hitler assieme a Drexler, un meccanico delle ferrovie che il 5 gennaio del 1919 aveva fondato la Dap. In tale programma infatti si dichiara che “il partito combatte lo spirito giudaico-materialista dentro e fuori di noi, ed è convinto che un durevole risanamento del nostro popolo può riuscire solo dal di dentro secondo il principio: il bene comune prima del bene individuale”. Si può a ragione dire che Hitler impara da Marx l’annullamento del valore della persona in favore di una totalità sociale che poi identifica nel popolo tedesco e più precisamente nel suo carattere ariano.

In secondo luogo Marx è per il dittatore nazista un ottimo istruttore di prassi rivoluzionaria: l’azione politica di Hitler è concepita in funzione della conquista violenta del potere, nel totale disprezzo di ogni forma di democrazia. È dal marxismo che Hitler mutua il giudizio negativo sulla democrazia, alla cui dialettica contrappone l’affermazione di un partito, quello di coloro che conoscono il bene del popolo e lo realizzano. Certamente non si vuol dire che il partito nazista sia un partito comunista, ma solo che in molti aspetti Hitler mutua dal marxismo prassi rivoluzionaria e forme espressive (monolitismo interno, progetto totalitario, demagogia, struttura paramilitare, attività di propaganda, persino il rosso delle bandiere).

È poi storicamente innegabile che, pur da punti di vista ideologici diversi, Partito nazionalsocialista e Partito comunista tedesco hanno perseguito una comune posizione di rifiuto della logica democratica e si sono trovati ad operare per lo stesso fine: l’abbattimento della Repubblica di Weimar. E che Hitler abbia ben appreso la lezione marxiana sulla presa del potere lo dimostra il fatto che, mentre i comunisti tedeschi hanno contribuito a lacerare la vita della Repubblica, poi alla resa dei conti chi ha chiuso il discorso non è stato il Partito comunista, ma quello nazionalsocialista del Fuhrer.

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