Gran Bretagna, allarme aborti selettivi: mancano dalle 1.400 alle 4.700 bambine. Lo Stato «monitorerà la situazione»

I numeri parlano di un femminicidio di enormi proporzioni ma il sottosegretario alla Sanità Earl Howe frena: «Forse i medici sbagliano in buona fede»

Dopo un lungo dibattito il governo inglese ha avviato un’indagine sullo scandalo degli aborti delle bambine, emerso nel 2012. La selezione in base al genere del nascituro, di cui parlò per primo il Telegraph, è un fenomeno crescente fra le madri straniere. Earl Howe, sottosegretario alla Sanità, il 3 aprile scorso ha annunciato che il governo vuole «monitorare la situazione» e «rimanere vigile» a seguito delle cifre allarmanti riportate questo gennaio dall’Independent.

SCOMPARSE MIGLIAIA DI BAMBINE. «La pratica degli aborti in base al sesso è ormai normale», si legge sul quotidiano inglese. «Tanto da aver toccato la naturale proporzione di 50 a 50 delle femmine e dei maschi nati all’interno della popolazione immigrata, con la scomparsa di un numero fra i 1.400 e le 4.700 bambine». L’Independent ha poi parlato della pratica come di un vero e proprio femminicidio, di una «discriminazione sessuale».

DISTINGUO DEL GOVERNO. Sebbene i numeri facciano emergere anche la presenza di tantissimi medici che praticano illegalmente gli aborti delle femmine, nel settembre del 2013 il governo aveva deciso di non perseguirli affermando che si trattava solo di «cattiva condotta professionale». Le cose non sono cambiate, perché se Howe ha annunciato la volontà da parte del governo di monitorare la condotta dei medici, è anche tornato a parlare di «buona fede» e di persone che devono solo essere aiutate a interpretare la legge.

ALTRO CHE SESSISMO. Nessuno del resto ha accusato il governo di ignorare un femminicidio di tali proporzioni. Anzi, Ann Furedi, direttrice della British Pregnancy Advisory (Bpas), la più grande clinica abortiva della Gran Bretagna, aveva commentato a settembre: «Se le donne non sono felici del sesso dei figli possono abortire (…). O accettiamo fino in fondo ogni scelta della madre, oppure no (…), non si può essere pro choice, salvo quando la scelta non ci piace». Il dibattito per passare dalla tolleranza del reato alla sua depenalizzazione è di fatto aperto.