Il caso del comico Graham Linehan, messo in cella per dei tweet sui trans, non è isolato: nel Regno Unito 12.000 indagati all'anno per post "offensivi". Gli agenti: «Non coinvolgeteci nelle guerre culturali»
"Pattugliate le strade, non i nostri tweet". Protesta della Free Speech Union a Westminster, Londra (foto Ansa)
Era inevitabile che, prima o poi, in Gran Bretagna si sarebbe arrivati all’episodio impossibile da ignorare anche dai grandi media mainstream. Una serie di leggi e interpretazioni restrittive sulla libertà di parola approvate negli ultimi anni dal Parlamento inglese hanno reso sempre più complicato esprimere il proprio pensiero in pubblico e sui social network, specialmente su temi considerati sensibili come l’immigrazione clandestina, le persone trans, l’aborto.
La moltiplicazione delle fattispecie considerate “crimini d’odio”, unita alla recente sbronza di politicamente corretto e ideologia woke, per cui tutto ciò che offende qualcuno (a sinistra) deve essere punito, ha trasformato Scotland Yard in una orwelliana psicopolizia. Da alcuni anni gli agenti della polizia inglese fanno irruzione nelle abitazioni di comuni cittadini colpevoli di avere criticato i trans su X, o avere espresso la propria contrarietà all’aborto nei pressi di qualche clinica abortiva, o avere chiesto in un twe...
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