«Giusti i tagli alla giustizia. Ci rendiamo conto di quanto costa un tribunale?»

“La spending review” nella giustizia è un intervento imperfetto, ma è meglio che non fare nulla. Così, Paolo Tosoni, avvocato presidente di “Libera Associazione Forense” legge i tagli del governo Monti.

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Sono oltre mille gli uffici in cui in Italia si amministra la giustizia e che verranno tagliati dall’opera della spending review, voluta dal governo Monti: 37 Tribunali, 38 Procure, 677 (su 846) Uffici dei Giudici di pace, 220 sezioni distaccate. Un “taglia e cuci” che ha messo in allarme gli operatori del mondo della giustizia, specialmente gli avvocati.
«Come sempre davanti ai dati statistici ognuno dice la sua. A prescindere dalle varie opinioni, ritengo che i tagli fossero necessari». Introduce così il delicato argomento, Paolo Tosoni, avvocato e presidente di “Libera Associazione Forense”. «Ho visto un po’ di agitazione nella mia categoria, per il fatto di non essere stati interpellati dal ministro Paola Severino. Devo purtroppo sottolineare che questa ormai è un’abitudine, addirittura quando si parla della liberalizzazione della professione forense. Tutto ciò è sbagliato, ma avanzo anche un’autocritica: l’avvocatura negli anni ha perso autorevolezza, non sapendosi autoriformare e autodisciplinare, soprattutto avendo spesso ai vertici dell’associazione persone che non fanno gli avvocati».

Sui tagli l’associazione magistrati ha una posizione più sfumata, perché?
Perché hanno capito che è un sacrificio necessario. Naturalmente l’avvocatura locale è quella più contraria: ci sono avvocati che si sono fatti lo studio vicino al tribunale e quindi lo spostarsi per diversi chilometri può dare loro grossi problemi; bisogna però rendersi conto cosa significa per quanto riguarda le risorse, anche umane, tenere in piedi un tribunale: la pulizia, la carta… È una caserma funzionante solo per la Corte. Gli stessi giudici di un tribunale tagliato andrebbero in una sede che ha la stessa struttura e farebbero lo stesso lavoro, senza l’enorme costo che lo Stato sopporta. La concentrazione sarebbe un risparmio formidabile di energia, in un momento che con poche risorse bisogna recuperare efficienza.

Ha ragione quindi il ministro Severino quando afferma di esser sorpresa delle critiche?
Non dovrebbe sorprendersi, troppi sono gli interessi intorno all’esistenza di un tribunale sul territorio. C’è però qualcosa che non funziona nel provvedimento: il Governo ha fatto una mappatura sulla carta, senza vedere nel concreto quale sia la situazione reale sul territorio.

È un problema di “tagli lineari”? Presìdi importanti sul territorio vengono annullati.
Sono d’accordo. Si è fatto un lavoro sulla carta, senza un monitoraggio. Ho presente la situazione della cerchia di Milano: vengono soppressi tribunali che hanno un carico di lavoro enorme, che, chiudendo, rischiano di intasare i tribunali di capoluogo di provincia. Non solo: non c’è lo spazio fisico per spostare questa persone. Mentre sono state lasciate quattro Corti di appello in Sicilia, quando ne basterebbero due. Bene quindi l’intenzione di razionalizzazione; male invece per i presìdi tagliati, opera di un monitoraggio fatto sulla carta e non sul territorio.

I tribunali al Sud, sono presìdi importanti contro la criminalità organizzata.
Sicuramente al Sud ci sono più sacche di inefficienza che al Nord e il Governo ha cercato di mantenere un equilibrio, a discapito della reale efficienza. E poi, la lotta alla mafia è fatta dalla procura e dalle forze dell’ordine, ciò che verrà giudicato potrà esserlo in un tribunale di paese o di città: non cambia nulla. La lotta alla mafia o alla criminalità organizzata, giustificazione per tenere in vita certi tribunali inefficienti, non ha più senso.

Veniamo ora al taglio quasi totale degli uffici dei giudici di pace.
Tutto sommato il ruolo sempre più pubblicizzato del giudice di pace era un fatto negativo. Nell’esperienza professionale ho sperimentato che i giudici di pace sono incapaci di assolvere il loro ruolo: quando ci si affida al loro intervento, spesso, non si sa dove si va a finire. Ben venga quindi la soppressione dei loro uffici. Però contemporaneamente bisognerà depenalizzare una serie di reati minori per sgravare il carico che, per forza di cose, ritornerà in capo ai tribunali. Purtroppo il nostro codice penale, datato 1930, è totalmente inadeguato ai giorni nostri. Con la riforma e la depenalizzazione il problema si risolve.

Vinceranno certi interessi che ruotano intorno ai tribunali o il governo e il ministero terranno duro e continueranno la loro strada di tagli?
L’impressione è che ci sia decisione da parte dell’esecutivo, e io me lo auguro. Ho la netta sensazione che gli argomenti di chi si oppone siano strumentali, in realtà per mantenere privilegi. Ribadisco che la sicurezza del territorio non è garantita dalla presenza del tribunale: la sicurezza è garantita da una buona operosità della Procura della Repubblica e dalle forze dell’ordine, che rimarranno territoriali. Io avrei tagliato meno procure e più uffici giudiziari in generale, specialmente al Nord, dove l’impatto della criminalità economico-finanziaria è centinaia di volte superiore alla criminalità organizzata nel Sud, ed è un problema molto più in sviluppo:  sotto questo aspetto garantire un presidio al Nord è fondamentale, purtroppo il taglio è stato lineare. Ma, meglio un intervento imperfetto che non fare nulla.

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