Giostra: «Rivoluzione civile? Un’operazione di mero tatticismo. Di Pietro la lascerà dopo il voto»

Per il giornalista esperto di Idv, il movimento nasce dallo scambio tra i fondi elettorali dell’Idv e i posti sicuri per Di Pietro nelle liste: «Così danneggia il centrosinistra e agevola il centrodestra»

«Grazie a Antonio Di Pietro, Rivoluzione civile è diventata un’operazione di mero tatticismo, per fare ritornare in parlamento l’Idv dopo lo “sputtanamento” di Di Pietro a Report. Solo che questo tatticismo può dare gravi danni al centrosinistra (Pd-Sel-Psi), e agevolare quel centrodestra che Ingroia a parole dice di voler combattere». Alberico Giostra, giornalista Rai esperto di Italia dei Valori (ha scritto un libro Il tribuno. Storia politica di Antonio Di Pietro), sul movimento di Antonio Ingroia è lapidario.

A tempi.it, uno dei leader del Popolo viola, Massimo Malerba, ha detto che «Rivoluzione civile è una discarica di poltronari e trombati».
Forse discarica di poltronari è un giudizio forte, ma capisco la delusione di Malerba. Io sono meno deluso perché non mi ero mai illuso, capivo che Rivoluzione civile sarebbe fallita perché, laddove c’è Di Pietro, ci si porta dietro riserve mentali e un carico di opacità e opportunismi. È lui il principale autore del fallimento di Rivoluzione civile, e i poltronari cui si riferisce Malerba sono colpa di Di Pietro, capisco perché parla di “discarica”. I poltronari presenti sono tutti dell’Idv.

Veramente sono candidati anche Diliberto, Ferrero, Angelo Bonelli dei Verdi, e altri loro bracci destri, tanto del Pdci che di Rifondazione.
Pochissimi però, e solo i leader: tutti gli altri non sono in posizioni eleggibili. Solo Di Pietro è riuscito a piazzare tutti i suoi in posizioni sicure. Per dire, lo stesso Diliberto, capolista al Senato in Emilia Romagna, non è poi così certo che ce la farà. Di contro, c’è la posizione di un ex missino come Li Gotti (Idv) che crea impresentabilità: eppure è candidato in seggi sicuri. Non si può mettere un ex missino come Li Gotti, che ha difeso i poliziotti del G8 contestando la sentenza di condanna, insieme ad un sindaco No Tav. Sono contraddizioni irrisolvibili quelle all’interno di Rivoluzione civile, tant’è che a Milano l’ex leader del Genoa social forum, Vittorio Agnoletto, è stato fatto fuori dalle liste da Di Pietro. Rivoluzione civile è stata inquinata dagli esponenti dell’Idv.

Addirittura.
Il fallimento non è causato dal “mito” della società civile. La causa è che sul carro sono saliti gli opportunismi dell’Idv, incarnati da persone che sono spesso ex esponenti della Dc, come Aniello Di Nardo, capolista al Senato in Liguria, Basilicata e Puglia. Fa sbellicare dalle risate che ex comunisti si ritrovino alleati con ex mastelliani. Il fatto è che Di Pietro, sputtanato da Report, si è nascosto opportunisticamente dietro gli estremismi di sinistra; e gli altri si sono nascosti dietro la fideiussone di Di Pietro a Rivoluzione civile. È l’ex pm che sta finanziando lautamente tutti. I comunisti ex Rifondazione avevano d’altra parte bisogno della boccata d’ossigeno dei finanziamenti elettorali. Però, camuffare una congerie di interessi da movimento civile non è sostenibile.

Ha fatto notizia lo scontro a distanza tra Nichi Vendola e Ingroia. Il primo ha definito Rivoluzione Civile «un guazzabuglio, un coacervo di tante cose diverse». Ingroia ha replicato: «Nichi la tua è la sinistra che fa vincere la destra». Cosa ne pensa?
Partiamo dal presupposto che in passato è stato Vendola a sbagliare con la foto di Vasto, che ha legittimato Di Pietro. A Nichi l’ho sempre rimproverato questo, ma ora si è emendato. Il problema è molto delicato per il centrosinistra. In regioni come Campania e Sicilia dove Rivoluzione è più forte, potrebbe essere un danno per Pd-Sel-Psi, che si va a sommare con il rischio elevato anche in Lombardia e Veneto. E al Senato, con il porcellum, ciò significa che si creerà una situazione frammentata. Rivoluzione civile, che in sé non ha nessuna speranza di condizionare un governo, così potrebbe consegnare a Bersani una situazione come quella del governo Prodi 2006. C’è davvero un problema di desistenza, che nasce dall’handicap Di Pietro. È sempre lui che crea questa situazione negativa per il centrosinistra, e lo sta facendo anche oggi stando dentro Rivoluzione. Ho osservato accuratamente i flussi elettorali passati e ho notato che quando il centrosinistra vince, Di Pietro va male; quando il centrodestra vince Di Pietro va bene. L’elettorato premia Di Pietro solo quando vuole punire il centrosinistra.

Secondo lei proseguirà lo scontro a sinistra con Rivoluzione, oppure si può arrivare ad un’alleanza?
Rivoluzione si trova costretta a fare opposizione anche al centrosinistra, proprio mentre dall’altra parte della barricata c’è una lieve risalita del centrodestra e i voti che guadagna Monti. Bersani dice di volere un’alleanza con Monti, ma un conto è volere, altro sarebbe il dovere dell’alleanza. Ma è proprio Rivoluzione a costringere il centrosinistra a chidere aiuto a Monti, rendendo più fragile una vittoria della sinistra al Senato. Sono certo che Monti farà pagare alto il suo eventuale sostegno al centrosinistra, con un premierato. Quindi, grazie a Rivoluzione civile si crea la condizione per cui Monti torni a palazzo Chigi. Non è una contraddizione per chi dice di essere in politica perché non lo vuole più? Per il resto Rivoluzione civile andrà per la propria strada. Con il centrosinistra ci saranno solo convergenze su pochi punti. Penso ad esempio ad una legge sul conflitto di interessi. Ci sono poi delle contraddizioni interne forti: se Rivoluzione entra in parlamento è destinata a rompersi, perché Di Pietro probabilmente continuerà a votare in senso contrario al partito. Io ho sentito con le mie orecchie Di Pietro all’ultima assemblea Idv del 15 dicembre. Disse alla sua base, che non avrebbe voluto confluire in Rivoluzione civile: «Rendetevi conto che senza l’unione con Ingroia e De Magistris non torniamo in parlamento. Andiamo con loro per tornare in parlamento e poi vediamo. È solo un’unione elettorale, non c’è nessuna convergenza politica». Questo è il punto principale: Rivoluzione civile è mero tatticismo che può dare gravi danni al centrosinistra, e agevolare quel centrodestra che Ingroia a parole dice di voler combattere.