La Germania fa l’occhiolino al matrimonio gay? Il “testimonial” è il padre costituente dell’Europa Kohl

Helmut Kohl, 83 anni, ha fatto da testimone a Tegerensee (Baviera) all’unione gay di un suo amico e collaboratore

A 83 anni, dopo una lunga carriera alla guida della Germania e del partito cristianodemocratico Cdu, l’ex cancelliere Helmut Kohl è stato chiamato a fare da testimone all’unione civile del suo avvocato, Stephan Holthoff-Pfoertner, che pochi giorni fa a Tegerensee, in Baviera, si è legato ufficialmente al collega, Klaus Saelzer. «L’ho fatto molto volentieri, anche umanamente, per un buon amico», ha confidato Kohl ad una agenzia tedesca a proposito del suo ruolo.

Alla cerimonia ha presenziato anche il ministro degli Esteri del governo di Angela Merkel, Guido Westervelle, anch’egli omosessuale dichiarato, con il suo attuale compagno, Michael Mronz, già da tempo uniti civilmente. In Germania, infatti, le coppie gay possono contrarre una “unione registrata” (eingetragene lebenspartnerschaft), riconosciuta legalmente dal 2001, che prevede però solo alcuni dei diritti del matrimonio, escludendo soprattutto adozione e benefici fiscali completi.

Il fatto è che, in Germania, non è ancora passato il matrimonio omosessuale ed il gesto di Kohl potrebbe contribuire non poco, data la sua “autorevolezza” anche nell’ambito della Chiesa cattolica, a far cadere le ultime resistenze. L’ultima occasione nella quale il Bundestag tedesco si è espresso a favore della salvaguardia della famiglia naturale e il matrimonio tradizionalmente inteso, evitando l’introduzione delle “nozze gay”, è stata il 28 giugno 2012, quando il parlamento tedesco ha respinto la proposta dei Verdi di equiparare le coppie dello stesso sesso al matrimonio tra un uomo e una donna.

Qualcuno ha per caso letto questa notizia sui quotidiani italiani? Invece quando i parlamenti votano l’introduzione del matrimonio omosessuale la grancassa mediatica è stata subito azionata, come da ultimo in Gran Bretagna, anche se qui tale innovazione legislativa, che permetterà l’unione tra persone dello stesso sesso in Inghilterra e Galles a partire dal 2014, «ha spaccato l’opinione pubblica britannica», suscitando alla Camera dei Comuni «notevoli divergenze all’interno della maggioranza», che hanno costretto anche il premier David Cameron «a intervenire per ricompattare lo schieramento».

Insomma anche a Tegerensee, dove un “padre costituente” dell’Europa come Kohl si presta a fare da “notaio” allo snaturamento di quello che è l’istituto centrale dello sviluppo, anche economico, della civiltà del vecchio continente, si conclude la fase costituente del modello d’integrazione nato a Roma, tra 6 paesi fondatori compresa la Germania di Adenauer (compagno di partito di Kohl), il 25 marzo del 1957. Un modello che, a Maastricht nel 1992, ha visto il suo esito definitivo centralista e laicista che ha finito per logorare le sovranità e tradizioni nazionali. Un progetto, che ebbe le sue premesse nell’Atto unico europeo (1985) e nel Rapporto Delors (aprile 1989) e che dunque fu concepito prima della caduta della Cortina di ferro, per un’Europa che avanzava verso un’integrazione sempre più stretta sotto l’impulso del motore franco-tedesco.

L’Europa di Maastricht (1992) è stata infatti costruita dal presidente francese François Mitterand e dal cancelliere tedesco Helmut Kohl attorno al progetto Delors, che fissava l’obiettivo di realizzare “profonde modifiche strutturali” nella vita politica e sociale della Comunità europea, seguendo il metodo funzionalista di Jean Monnet e uniformando il modello dei rapporti Chiesa-Stato a quello ostile della laïcité.

Dopo che 15 Stati su 28 appartenenti all’UE hanno introdotto il matrimonio omosessuale, riuscirà l’Europa a sopravvivere al crollo demografico e alla crisi morale che l’attanaglia? Riuscirà a rinnovare e alimentare la speranza per le nuove generazioni? In che modo riuscirà a integrare i tanti e prolifici flussi di immigrati? Eppure c’era chi, fra i leader cattolici europei evidentemente nostalgici del democristianismo, giudicava che «dopo l’era Kohl l’Europa è stata dominata da politici senza il coraggio necessario per poter generare il domani e senza la forza per poter mantener fede alla costruzione politica creata poco più di cinquant’anni fa dai padri fondatori». E ora che l’ex cancelliere cristiano-democratico si allinea al politicamente corretto come la mettiamo?

E lo stesso Kohl, da perfetto Dottor Jekyll e Mr Hyde, prima di “tirare la volata” al movimento omosessualista tedesco a Tegerensee, il 30 agosto 2011 incontrava e si faceva fotografare compunto affianco di Benedetto XVI, dopo la visita del Pontefice alla Cattedrale di Friburgo, nel Baden-Württemberg, regione fra le più cattoliche della Germania.

La classe dirigente “cattolica” europea mostra quindi di aver dimenticato la lezione di Giovanni Paolo II, pure omaggiato ed elogiato a più riprese da Kohl, per la quale l’Europa deve la sua identità non ad una medesima etnia, ma “ad uno spirito”, ad una cultura caratteristica di tutti i vari popoli europei, la quale nella sua sostanza è cristiana. Papa Wojtyla nei suoi numerosi discorsi e interventi ai parlamentari e rappresentanti delle Istituzioni europee si è sempre battuto contro la disgregazione della famiglia che, fra le altre modalità, è perseguita nel vecchio continente attraverso la carenza di attenzione pubblica e di politiche di sostegno, cui si contrappone invece la sistematica pressione per la sua equiparazione ad altre forme di convivenza che non condividono le sue essenziali funzioni sociali e procreative.

Durante il pontificato di Giovanni Paolo II l’Europa ha vissuto un’ora storica e il Papa polacco ha avuto anche la gioia di vedere abbattuto il muro di Berlino, simbolo di tale divisione. Pochi forse avranno ancora negli occhi l’immagine emozionante di Wojtyla che, già curvo, con passo lento e faticoso ma deciso, attraversava a Berlino la porta di Brandeburgo a fianco dello stesso Kohl, nel 1996, a sette anni dalla caduta del muro. Il Papa volle espressamente attraversare quella porta lasciando il suo bastone di sostegno ma, ad un certo punto, l’ex Cancelliere tedesco lo dovette sostenere col suo braccio assistito dalla sua imponente corporatura. È lo stesso di oggi?