Fratellastro smartphone, raccontami una fiaba

Ā«Lasciare un figlio da solo sui social network ĆØ come lasciarlo solo nella piazza di una cittĆ sconosciutaĀ», diceva a Tempi Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la SostenibilitĆ digitale e docente di SostenibilitĆ digitale allāUniversitĆ di Pavia. Ā«Daresti la macchina a un bambino di 10 anni? No. Uno smartphone ĆØ pericoloso come una macchina, o un coltelloĀ», gli faceva eco Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, presidente dellāAssociazione Nazionale Dipendenze tecnologiche. Tocca ai genitori, scrivevamo nella storia di copertina di agosto, andare a riprendere i ragazzi ādimenticatiā online, ĆØ innanzitutto degli adulti la responsabilitĆ di fronte a una generazione che rischia di ritrovarsi persa nel labirinto dellāalgoritmo.
Il 36 per cento fa raccontare le favole dallo smartphone

Il rapporto con la vita reale che manca
Non serve una laurea in Pedagogia per sapere quanto momenti come quelli siano fondamentali nella costruzione del rapporto genitore-figlio, e quanto ā dice il presidente dellāAssociazione Di. Te. Lavenia ā Ā«la relazione madre-figlio, giĆ nei primi momenti dell’allattamento, abbia un valore fondamentale nello sviluppo psico-emotivo del bambinoĀ». Pianti e urla dei bambini vengono sempre più spesso affrontati con lo smartphone (lo dice il 41 per cento dei genitori). Ā«Serve un rapporto con la vita realeĀ», diceva Lavenia a Tempi ad agosto, Ā«Se a un bambino che piange metto sempre lo schermo davanti gli faccio un torto perchĆ© non gli insegno a gestire la frustrazione, ma ad avere una soluzione esterna tramite un deviceĀ».
Quel “aspetta un attimo” dei genitori con lo smartphone
Le percentuali crescono drammaticamente con lāaumento dellāetĆ , dice la ricerca: tra i bambini di etĆ compresa tra 4-9 anni, il 91 per cento dei genitori utilizza dispositivi per intrattenere i figli durante il giorno, il 46 per cento dei quali durante i pasti e il 39 prima dell’ora di dormire. Ā«Il 97 per cento dei ragazzi tra i 9 e i 14 anni ammette di utilizzare i device durante la giornata, di questi, oltre il 70 per cento prima di addormentarsi e un preoccupante 57 per cento preferisce rimanere connessa online piuttosto che uscire all’aria apertaĀ».
Il problema ĆØ in realtĆ duplice: non sono soltanto i ragazzi a diventare dipendenti di smartphone e social network, con gravi rischi per il loro sviluppo psico-fisico, ma anche gli adulti. Con una ricaduta spesso sottovalutata: Ā«il 57 per cento dei bambini e il 69 per cento degli adolescenti riportano di sentirsi spesso messi in secondo piano dai genitori che sono impegnati con il proprio smartphone, ricevendo come risposta un “aspetta un attimo” quando esprimono una necessitĆ o chiedono supportoĀ», dice a Tempi Lavenia.
Meglio lo smartphone del parco
E ancora, Ā«una percentuale significativa di bambini, pari al 41 per cento, manifesta reazioni emotive intense, come crisi di pianto, quando gli viene sottratto l’uso dello smartphoneĀ», e Ā«il 19 per cento dei bambini esprime una preferenza per trascorrere il proprio tempo in casa, interagendo con dispositivi elettronici, piuttosto che godersi attivitĆ all’aperto come una semplice giornata al parco. Questa tendenza sembra accentuarsi durante l’adolescenza, con una percentuale che cresce al 38 per centoĀ».
In un recente rapporto lāUnescoĀ ha suggerito di vietare gli smartphone nelle scuole per migliorare lāapprendimento degli studenti e aiutare a proteggere i bambini dal cyberbullismo. Secondo lāagenzia delle Nazioni Unite per lāistruzione, la scienza e la cultura, ci sono prove che lāuso eccessivo del cellulare sia collegato a un rendimento scolastico ridotto e che molto tempo passato davanti allo schermo abbia un effetto negativo sulla stabilitĆ emotiva dei bambini.
Ripensare il rapporto con la tecnologia
Le conseguenze sono sotto gli occhi di molti, e raccontate da ricerche e studi clinici: ansia, depressione, paragone continuo con modelli irraggiungibili e proposti allāinfinito dallāalgoritmo incidono sulla salute mentale dei ragazzi. «à il momento di riflettere sul nostro rapporto con la tecnologia e considerare seriamente le sue implicazioni per la prossima generazione. La prioritĆ dovrebbe essere instaurare connessioni umane profonde, dando ai nostri figli l’attenzione che meritanoĀ», dice Lavenia.
La chiave di volta sono i genitori e gli educatori, scrivevamo nella nostra inchiesta. Genitori che conoscano i rischi dellāabuso di smartphone e social network, per sĆ© e per i propri figli; insegnanti preparati che insegnino ai ragazzi fin dalle elementari come rapportarsi con questi strumenti; educatori che sappiano proporre qualcosa di più affascinante dello schermo senza essere anacronisticamente luddisti. Ā«Il male non ĆØ dentro al cellulare, ĆØ la nostra assenza il male. I ragazzi hanno bisogno di noiĀ», diceva ancora Lavenia.
Foto di Vitolda Klein su Unsplash
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