«Gareggiando a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura»

Sembra riprendere le parole di Nenni il costituzionalista milanese Valerio Onida, identificato come rappresentante della superiorità morale del centrosinistra, che a sorpresa dopo l’affaire Penati attacca i moralismi buoni-cattivi, e chiede una riflessione sul finanziamento ai partiti, un tema fino ad oggi pruriginoso per i puristi del Pd

Valerio Onida sta alla sinistra e a Milano, come i salotti letterari stavano al Secolo dei lumi: raffinato, elitario, indicato da sempre come punto di riferimento di un Pd all’avanguardia, l’ex presidente della Corte Costituzionale ha coniugato la propria immagine tra il “rappresentante della giustizia” e «la faccia nuova della politica», come lo definisce la stessa Unità. Alle cui pagine oggi Onida ha però confessato la propria apertura ad una proposta non vista troppo bene a sinistra. Il finanziamento ai partiti, un tema che ha scatenato scalpore quando è stato raccolto nella proposta di legge presentata dal deputato Pd Ugo Sposetti (ex tesoriere dei ds, uno che insomma di quattrini e partiti se ne intende) sul raddoppio dei finanziamenti pubblici ai partiti, perché avvertito come distantissimo dall’ esigenza di farsi portavoce delle spinte all’anti-politica.

Con l’uragano scatenato dal caso Penati, mentre il segretario del Partito ha sentito l’esigenza di tracciare una linea di confine tra morale e immorale, tra Pd e trasgressori (seppure del Pd), però, secondo Onida sul tema bisogna tornare. Onida mette diversi paletti alla reazione di Bersani all’affaire Penati. Primo punto: «Evocare macchine del fango ogni volta che si è oggetto di accuse significa voler buttare tutto in rissa. Nella solita lite continua tra buoni e cattivi, dove però non è chiaro il confine tra i primi e i secondi. Voglio dire che evocare la macchina del fango ormai è solo inutile: più in generale lo è ancora di più invocare una superiorità morale dovuta all’appartenenza ad una parte politica piuttosto che ad un’altra».

Detto dall’uomo che, almeno a Milano, incarna per la sinistra questa granitica superiorità morale, fa un certo effetto: ma ancora di più lo fa quello che Onida aggiunge subito dopo. Pur usando un guanto di velluto per il segretario Bersani, il costituzionalista sostiene che a suo avviso la soluzione sta «nel terreno giusto e costruttivo» di un confronto, «oltre la polemica “noi più bravi-voi più cattivi”», sul finanziamento ai partiti fino ad oggi tanto vituperato: «Occorrono forme più chiare e trasparenti nel finaziamento ai partiti e controlli sui loro bilanci. Basta ad esempio con questa forma di taglieggiamento per cui un partito chiede ai suoi eletti di versare una quota delle loro indennità».

Onida “l’eletto” si avventura anche in un altro sentiero minato, dopo il caso del senatore Pd Alberto Tedesco, che ha evitato l’arresto grazie ai voti anche di Lega e Pdl, mentre il parlamentare Alfonso Papa in carcere ci rimane: «Il singolo parlamentare non può essere costretto a dimettersi quando è titolare del mandato avuto dai cittadini» tuona Onida. Forse, adesso che hanno i loro guai, anche a sinistra si stanno accorgendo di quanto verità ci fosse nelle parole di Pietro Nenni: «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura».