In Galles sono tutti donatori di organi fino a prova contraria

Secondo la legge approvata ieri dal Parlamento, saranno prelevati gli organi da tutte le persone decedute che non abbiano espressamente chiesto il contrario in vita

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In Galles sono tutti donatori di organi, fino a prova contraria. Secondo la legge approvata ieri dal Parlamento, saranno prelevati gli organi da tutte le persone decedute che non abbiano espressamente chiesto il contrario in vita, anche se i parenti non sono d’accordo. La nuova legge, osteggiata dalle comunità cristiane, musulmane ed ebraiche entrerà in vigore nel 2015 e verrà applicata a tutte le persone maggiorenni che vivano in Galles da almeno 12 mesi.

RIBALTAMENTO. Le nuove norme ribaltano il sistema come è esistito fino ad oggi: in Galles a ogni cittadino viene chiesto di iscriversi nel registro dei donatori di organi. Se non si registra, al momento della morte sta alla famiglia acconsentire o meno all’espianto di organi. Ora, invece, qualora un cittadino non rifiuti esplicitamente la donazione di organi sarà considerato un donatore, indipendentemente da ciò che la famiglia dichiara.

DONATORI NEL REGNO UNITO. Nel Regno Unito la lista di attesa per avere un trapianto di organi conta 10 mila persone. Il tempo medio di attesa è di tre anni e ogni giorno tre persone sulla lista muoiono per la scarsità di donatori. Un terzo della popolazione (19,5 milioni) si è registrata per donare gli organi mentre il Sistema sanitario nazionale vorrebbe arrivare a 25 milioni di iscrizioni. In Galles la nuova legge dovrebbe portare a una crescita del 25 per cento del numero di organi disponibili per i trapianti.

CONTROINDICAZIONI. In Australia, che adotta un sistema come quello appena approvato dal Galles, la legge ha portato però a una decrescita del numero dei donatori, spaventati dalla possibilità che i medici prelevino i loro organi senza consenso. Come affermato al Daily Mail da Dan Boucher, membro dell’organizzazione cristiana Care, «se la legge non rispetta il consenso del deceduto o della sua famiglia, c’è davvero il rischio che la gente si senta sotto pressione dallo Stato e opti per non donare fin dal principio. Questa sarebbe una tragedia e metterebbe inutilmente a rischio molte vite».

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