Funerali nella Sagrada Familia, la Catalogna dichiara guerra alla Chiesa non allineata

La Generalitat punisce l’arcivescovo che ha celebrato la messa per le vittime di Covid. La scusa? Ha violato il limite di 10 fedeli in una chiesa aperta a 1.000 turisti

Turisti sì, cristiani no: il presidente della Catalogna ha ordinato al dipartimento della salute di avviare un’indagine sull’arcivescovo Juan José Omella, colpevole di aver celebrato, domenica scorsa, una messa funebre per le vittime del coronavirus. Dove? Nella Sagrada Familia, la cattedrale che può contenere almeno novemila fedeli e dove ogni giorno, a qualunque ora del giorno, è consentito l’accesso a mille turisti. 

L’arcidiocesi aveva atteso fino all’ultimo che il governo della regione autonoma modificasse il limite umiliante di 10 persone cui è consentito partecipare a messa o a un funerale, limite annunciato e imposto ai fedeli il 17 luglio, dopo che una seconda ondata di casi di Covid ha colpito la regione. Non solo gli inviti per il rito funebre, approvato il 2 luglio dal governo catalano, erano già stati inviati ai familiari dei defunti, ma nulla della messa avrebbe violato le misure sanitarie giudicate sufficienti dalla pubblica amministrazione per lasciare tranquillamente aperta la basilica ai turisti. 

IL GIORNO DELLA MESSA INCRIMINATA

Nonostante le richieste di autorizzazione nessuno ha però risposto all’arcivescovo. Fino a sabato pomeriggio, quando il Procicat (piano territoriale catalano di protezione civile) ha notificato le modifiche, rendendo impossibile annullare la messa. Così la domenica 26 luglio, come dovrebbe essere previsto in una chiesa che non è solo un museo, il cardinale ha officiato la messa funebre davanti a circa 200 persone delle 500 invitate, alcune di altre fedi, ma tutte unite dal bisogno di onorare i cari persi durante l’estado de alarma (quando i funerali erano vietati), mascherate e distanziatissime nell’immensa chiesa la cui storia è iniziata proprio durante un’epidemia di tifo, allora totalmente sconosciuto in Europa. Contrariamente a quanto annunciato, ad ascoltare l’appassionata omelia dell’arcivescovo sulla responsabilità della Chiesa, che in molti si chiesero dove fosse all’inizio della pandemia, mancava il sindaco di Barcellona: pare che due ore prima della messa abbia deciso di rinunciare. 

QUIM TORRA FA L’OMELIA AL CARDINALE

È invece certo quello che è accaduto il giorno dopo, quando il presidente della Generalitat catalana Quim Torra ha annunciato di aver dato mandato al dipartimento della Salute di aprire un fascicolo su Omella. A cui lo stesso Torra ha deciso di spiegare il mestiere di arcivescovo ricordandogli: «Sono cattolico; sono stato educato dai gesuiti e i miei riferimenti sono Pedro Casaldáliga ed Ernesto Cardenal», ha dichiarato, citando due noti teologi della liberazione), «per me, la Chiesa è una che lavora per i poveri, i vulnerabili e quelli che sono incarcerati. La mia Chiesa è quella dei poveri e dei vulnerabili». Non solo l’arcivescovo sarebbe mancato al principio per cui «siamo tutti uguali davanti alle risoluzioni prese per fronteggiare il Covid e assicurare la salute dei cittadini», ma secondo Torra «il vescovo ora si appella alla libertà di culto, ma non ha mai detto nulla per condannare la “repressione” che durante gli ultimi anni ha subito la Catalogna». Insomma: consegnare la Sagrada Familia al turismo, finirla di occuparsi di funerali e concentrarsi sui poveri, e mostrare una svolta indipendentista, ecco la Chiesa ammessa dal governo catalano.

«VIOLATA LA LIBERTÀ DI CULTO»

Per tutta risposta, l’inossidabile arcivescovo Omella, ha dato mandato ai legali dell’arcidiocesi di avviare «le azioni legali opportune contro l’arbitrarietà della decisione del governo e la vulnerabilità della libertà religiosa e di culto, costituzionalmente protetta». Quanto alla decisione di autorizzare la presenza solo di 10 persone a un funerale nella stessa chiesa in cui sono autorizzati a entrare 1.000 turisti, «è una disposizione che ci sembra ingiusta e discriminatoria, tenendo conto del fatto che siamo stati molto attenti e rispettosi nel mantenere le norme sanitarie richieste per gli spazi chiusi, presentate in ogni momento all’amministrazione, con l’approvazione dei medici». Anche se avessero partecipato tutti i 500 invitati, si sarebbe occupato solo il 23 per cento dello spazio (50 per cento della capienza massima è il limite consentito in moltissimi luoghi pubblici). Ma gli unici che non sono «tutti uguali» davanti al Covid sembrano essere proprio i cattolici, nuovi nemici della Catalogna, cui è permesso partecipare a frotte ai selfie nella “casa” di Gaudì ma non celebrare le esequie dei propri cari in assenza di vescovo indipendentista.

Foto Ansa