La sintonia euroatlantica del cancelliere tedesco con la premier italiana, i suoi problemi con gli alleati socialisti filorussi e filocinesi, le tensioni a Bruxelles. Rassegna ragionata dal web
Giorgia Meloni accoglie il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Roma in occasione della Ukraine Recovery Conference, 10 luglio 2025 (foto Ansa)
Su Dagospia si riprende un articolo di Roberto Grassi per il Corriere della Sera dove si scrive: «Si sono visti a palazzo Chigi, si sono telefonati, hanno trovato modo di far sapere a Macron per vie neanche tanto traverse che non amano i personalismi che “minano l’unità dell’Occidente”. Si fidano pure così così del modo di trattare di Ursula, perché, è il pensiero della premier, con Trump è inutile perdersi in dettagli, bisogna invece andare al sodo e in fretta, come ha fatto Keir Starmer. Senza illudersi, perché un patto a saldo zero gli Usa non lo accetteranno mai, e il 10 per cento, anche non reciproco, andrebbe più che bene. Tutti e due, il tedesco e l’italiana, hanno da difendere le auto, l’alluminio, l’acciaio. Soprattutto l’Italia produce acciaio di alta qualità, che all’America serve come il pane, e se per continuare a venderglielo bisogna comprare un po’ di gas, eccoci, siamo pronti. Insieme sui migranti, con Merz che apre anche alla soluzione modello Albania».
I poveri caciar...
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