Il rispetto del romanzo di Mary Shelley nell’adattamento di Del Toro, ultimo di una lunga serie che parte dal capolavoro di Whale (1931) e declina fino alla versione barocca di Branagh (1994) e a quella baraccona di McGuigan (2015)
Il testo che segue è tratto dalla puntata settimanale di “Cinema Fortunato”, la newsletter di recensioni cinematografiche riservata agli abbonati di Tempi. Abbonati per riceverla ogni giovedì.
Legenda: ★★★★ pazzesco | ★★★ ci sta | ★★ ’nzomma | ★ imbarazzante
Frankenstein ★★★
Di Guillermo del ToroDove vederlo: Netflix
Guillermo del Toro torna anche filologicamente al romanzo di Mary Shelley con l’ambizione di restituirne la complessità filosofica, ma il risultato oscilla tra momenti di autentica grandezza e ridondanze manieristiche. Il regista messicano eccelle nel dare corpo visivo al gotico: solo a tratti il film e lo stile di Del Toro risentono del debito pesante verso il cinema di Tim Burton e forse la Creatura è un po’ troppo schiacciata sotto il peso di Edward mani di forbice. Il film funziona molto meglio quando si prende la scena quel grande attore tragico che è Oscar Isaac e quando Del Toro si ricorda delle pagine migliori della Shel...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo