Francia. Fatma, musulmana, contro il tribunale che vieta il presepe: «La natività rappresenta il Natale. È adorabile»

Via le statuine dagli spazi pubblici della Vandea. Il presidente del Consiglio provinciale obbedisce ma promette battaglia legale e scrive: «Le istituzioni francesi si radicano nella cultura cristiana, bisogna essere ciechi per non vederlo»

«Io sono musulmana e trovo che il presepe sia una cosa adorabile. Rappresenta le festività del Natale molto meglio di tutto il marketing che cerca di promuovere gli acquisti». Così ha scritto Fatma H. al Le Figaro in una delle centinaia di lettere che sono state scritte al giornale e al Consiglio generale della Vandea, che è stato obbligato dal tribunale di Nantes a togliere il presepe dall’edificio pubblico.

«PRINCIPIO DI NEUTRALITÀ». «A tutti coloro che hanno manifestato il loro sostegno, la loro incomprensione o collera vorrei spiegare la linea che mi ha guidato fin dall’inizio di questa faccenda», ha scritto in un articolo sul quotidiano francese Bruno Retailleau, presidente del Consiglio generale della Vandea. In seguito alla protesta di un privato, il 3 dicembre il tribunale ha giudicato la natività come «emblema religioso incompatibile con il principio di neutralità del servizio pubblico».

francia-laicità-laicité«FAREMO RICORSO». Retailleau ha dovuto togliere il presepe perché «come responsabile pubblico e ancora di più come parlamentare incaricato di fare la legge non posso fare l’esempio di disobbedienza civile». Ha aggiunto però che «il Consiglio generale utilizzerà tutti i ricorsi giuridici possibili per far annullare questa decisione. (…) Andremo fino alla fine, fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo se necessario. Terrò duro per questi tre motivi».

«AYATOLLAH DEL LAICISMO». Innanzitutto «terrò duro», scrive Retailleau, perché questa decisione è «grottesca». «Vorrei ricordare agli ayatollah del laicismo – continua il Presidente vandeano – che la laicità significa tenere separati lo spazio pubblico dal fatto religioso. Non dal fatto culturale. Bisogna essere ciechi per non vedere che le nostre istituzioni si radicano in una realtà culturale. Io non credo nelle istituzioni disincarnate. L’identità è costitutiva della cittadinanza, il fallimento della costruzione dell’Europa lo dimostra».

ECCEZIONE ISLAM. «Terrò duro», secondo motivo, «perché questa decisione è iniqua. Vengono usati evidentemente due pesi e due misure nell’amministrazione della giustizia nel nostro Paese». Lo stesso metro infatti non viene usato quando le istituzioni pubbliche francesi si occupano «dell’islam». «Questa laicità a geometria variabile è una fonte di tensione che io temo. Chi non vede crescere l’esasperazione nei nostri concittadini davanti alla crescita costante dei comunitarismi?».

«RADICI CRISTIANE DELLA FRANCIA». Infine, conclude il presidente del Consiglio generale della Vandea, «terrò duro perché questa decisione è scoraggiante. Il simbolo del presepe supera il simbolo religioso. Fa parte di un patrimonio comune che ci rappresenta e va al di là delle convinzioni di ciascuno. Le radici cristiane della Francia non sono un postulato della fede. Sono la realtà (…) delle nostre radici culturali e delle nostre tradizioni popolari». Non a caso un ateo ha scritto: «Io non festeggio il Natale perché sono ateo ma non mi disturba affatto che questo simbolo sia una tradizione per la maggior parte dei Paesi del mondo».