«Francesco, il mio superbambino che mi ha mostrato la parte invisibile del mondo»

Dario Fani ci racconta il suo libro “Ti seguirò fuori dall’acqua”, una lettera a suo figlio down

9788867159222_ti_seguiro_fuori_dallacqua«Sei nato in un cumulo di urla. Sì, urlavano tutti. Come se invece di un parto si stesse consumando un pasticcio. (…) Poi è sceso un inatteso silenzio. Mi ha spaventato più delle urla. “Era l’ultimo parto. Guarda come abbiamo finito!” ha detto alla collega un’infermiera con un disgusto degno di una macellaia. Girandosi ha fatto un commento ancora più idiota: “Dimmi te se nel 2009 dobbiamo ancora vedere queste cose qua”. Si riferiva a te». Così comincia il libro di Dario Fani, Ti seguirò fuori dall’acqua (Salani 192 pagine, 13,90 euro), così comincia la vita di Francesco, nato alla 32esima settimana, con la sindrome di Down.
Dario, sociologo, dopo i primi tre mesi di vita di Francesco trascorsi nel reparto di neonatologia del San Carlo di Roma, ha deciso di mettere su carta i suoi pensieri: «Ne sono nate una settantina di pagine», racconta a tempi.it. «che nemmeno pensavo di far leggere a Iole, la madre di Francesco». Il libro non è un racconto, ma una lettera aperta al suo “superbambino” con un cromosoma in più.

Quando gli misero in braccio il figlio, l’infermiera dalla lingua tagliente gli chiese perché non avessero fatto l’amniocentesi. Fani non si fa problemi a spiegare il perché: «La vita è fatta di incontri. Io e Iole a un certo punto abbiamo incontrato un’ostetrica straordinaria di nome Marina, semplice, che ci ha convinto a fare solo le tre ecografie di routine consigliate, e nessun altro controllo aggiuntivo. La gravidanza sarebbe andata come doveva andare, come facevano le donne una volta. Iole avrebbe anche voluto partorire in casa, per dire, poi è andata diversamente. Ma senza quell’incontro probabilmente Francesco non sarebbe nato, non mi vergogno a dirlo. E se non fosse nato, la nostra vita non sarebbe stata così speciale».
Oggi Francesco ha sei anni, è un bambino felice e vitale, grazie anche al supporto dell’Aipd (Associazione italiana persone down), e a breve comincerà la scuola elementare. L’inizio non fu tutto rose e fiori. Dario guardava Francesco chiuso dentro la sua navicella spaziale (l’incubatrice) e gli chiedeva: «Dove hai messo il mio bambino, quello che aspettavamo?». Oggi è diverso: ai timori e alle ansie è subentrata l’esperienza, la consuetudine con quel piccolo insostituibile. E oggi Dario e Iole vogliono bene a Francesco come qualsiasi mamma e papà.

dario faniUN 22 PER CENTO. Grazie al libro, Fani sta anche curando un blog, attraverso il quale racconta storie di altri bambini speciali, perché sa cosa hanno passato quei genitori, e quello che attraversano quotidianamente. Dario spiega che molti sembrano essersi accorti di suo figlio dopo l’uscita del libro: «Prima erano sempre imbarazzati, non mi hanno mai chiesto come stesse. Per paura di ferirmi, probabilmente. Adesso è diverso, è come se Francesco fosse nato due volte». Nel periodo di limbo trascorso in neonatologia, Fani ha studiato molto per comprendere meglio come poter aiutare suo figlio: «Ho letto un dato che mi ha fatto pensare. Circa il 78 per cento dei bambini come te si trasforma in un aborto naturale. Su cento bambini come te solo 22 decidono di nascere, gli altri 78 rinunciano. Allora ho capito che sei una rarità, una meraviglia». Attraverso il figlio, Dario sta imparando a conoscere di più anche se stesso: «Prima che nascesse Francesco, per esempio, non mi ero mai posto domande sulla fede, semplicemente non ero interessato. Francesco mi ha preso per mano e mi ha condotto alla scoperta di tante cose, anche di questo, mi ha regalato una sospensione di giudizio, una curiosità sulle cose che prima non avevo. È come se mi avesse mostrato la parte invisibile del mondo».

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