Flop M5S. Tavolazzi: «La “macchina da palco” non funziona per il territorio. Grillo molli Casaleggio»

Il primo espulso dall’M5s: «Grillo parla alla pancia della gente, ma sul territorio non basta perché servono gruppi organizzati. La gestione dei fondi è opaca e i parlamentari sono eterodiretti»

Il commento di Beppe Grillo, all’indomani dai risultati delle amministrative, prende il via citando Massimo Fini, che parla del “colpo di stato” dei partiti alla vera democrazia, e quando guarda ai numeri comunque li legge nell’ottica di una vittoria contro il sistema dei partiti: «È il 25 per cento, ma se tu fai il 25 per cento di astensione più il 25 per cento che va a 5 Stelle vuole dire che un cittadino su due già oggi non crede più a questa democrazia rappresentativa». Per Valentino Tavolazzi, ex M5S espulso via blog da Grillo insieme a tutta la lista della sua città, Ferrara, la lettura di questi risultati è ben diversa e ha a che vedere con polemiche antiche e mai sopite: «Sul territorio il Movimento ha perso colpi e si sta sgonfiando. Dove servono radicamento, conoscenza e preparazione dei candidati, rapporto con i cittadini, l’esperimento di marketing della Casaleggio e Associati non funziona. E ciò, nonostante Grillo, che continua a metterci sangue, sudore e lacrime, ma poca testa. La “macchina da palco”, che cattura consenso e voti, con mestiere e parlando alla pancia della gente, sul territorio non basta perché lì servono gruppi organizzati, contenuti programmatici mirati, candidati credibili. Merce invisa a Casaleggio».

Perché è stato espulso? E perché oltre a lei è stata espulsa un’intera lista, quella di Ferrara?
Tra eletti, attivisti, elettori ai quali insieme a me è stato tolto l’uso del simbolo si giunge a migliaia di persone, sia a Ferrara e a Cento. Il motivo ufficiale è contenuto nel post di Grillo: non avremmo compreso lo spirito del Movimento. Il motivo vero è l’ostilità di Casaleggio nei riguardi di gruppi o singole persone che abbiano autonomia e capacità di pensiero politico, oltre ad essere portatori di una istanza di democrazia interna, peraltro sancita dal non statuto. Il Democracy Day, ad esempio, organizzato a Ferrara alla fine del 2011 fu un grande successo, ma fece alzare le antenne di Casaleggio. Poi arrivò Rimini (un incontro tra “cinquestelle” romagnoli in cui si parlava di democrazia interna e organizzazione del territorio, ndr.), che non abbiamo nemmeno organizzato noi ferraresi, che diede a lui il pretesto per espellerci.

Anche altre persone, come Serenetta Monti, sono andate via dal Movimento perché mancavano assemblee locali. Perché il M5S osteggia l’organizzazione sul territorio?
Perché Casaleggio teme di perdere il controllo della sua creatura L’inventore di Gaia non ha cultura né esperienza di movimento. Lo ha ridotto ad un prodotto di marketing politico, ostacolando la crescita culturale, organizzativa e delle singole persone del M5S. Nessun processo formativo ha accompagnato la crescita elettorale. I candidati sono stati mandati allo sbaraglio. Nel territorio tutto questo non funziona. Occorrono persone credibili, conosciute, preparate. Occorrono programmi concreti, mirati sui bisogni delle comunità di riferimento.

Cosa ne pensa dei capogruppo alla Camera e al Senato, Roberta Lombardi e Vito Crimi?
Non conosco Lombardi. Le sue battute televisive suonano poco felici. Magari sul lavoro è bravissima. Crimi l’ho incontrato in alcune riunioni nazionali del movimento contro l’incenerimento dei rifiuti (rete nazionale rifiuti zero). Mi sembrava un bravo ragazzo.

E dell’attività svolta dalle elezioni ad oggi dall’M5s in parlamento?
In parlamento gli eletti del M5S sono poco autonomi, sono eterodiretti da Casaleggio, troppo limitati nella comunicazione, privi di un progetto organico di cambiamento del paese, con riferimento soprattutto ai temi sensibili quali economia, lavoro, welfare, politiche industriali, infrastrutture, bilancio dello stato, politiche fiscali, ottimizzazione della macchina statale.

Praticamente su tutto.
Troppi slogan, pochi progetti. Ma non è colpa loro. Casaleggio ha impedito la preparazione del M5S alle sfide elettorali che inevitabilmente sarebbero arrivate. Grillo ha procurato voti, ma in officina nessuno pensava a progettare e costruire la macchina da portare dentro alle istituzioni.

Nelle ultime settimane il tema scottante è stato quello sulla gestione delle spese del movimento e sulla trasparenza interna. Lei che ha vissuto dall’interno, da questa sua esperienza come ha visto che vengono gestiti, e da chi, i fondi raccolti con le donazioni?
Non ne so granché, come tutti, proprio per l’opacità sugli aspetti economici della gestione del blog. È chiaro che c’è un business di Casaleggio collegato al Movimento. L’intreccio è intuibile, ma non chiaramente spiegato dagli interessati. Ho denunciato tra i primi le regole di comportamento dei parlamentari con riferimento al controllo, da parte di Grillo, dei fondi per la comunicazione dei gruppi alla Camera e al Senato. Un fatto grave, anomalo nella storia italiana. Un esterno al parlamento che controlla soldi pubblici destinati ai parlamentari per la loro attività, non sta né in cielo né in terra.

Che ruolo giocheranno Grillo e Casaleggio nel futuro dell’M5S? Secondo lei, dopo questo flop elettorale, qualcosa può cambiare?
Oggi senza Grillo il Movimento imploderebbe. Il fondatore dovrebbe lavorare per far crescere individualità di spessore, allo scopo di far camminare il M5S con le proprie gambe. Non so se Grillo avrà la lungimiranza di liberarsi di Casaleggio e dare spazio ai ragazzi più capaci del Movimento. Dovrebbe farlo. Prima farà un passo indietro nella gestione del Movimento, prima farà cosa utile per il paese. Il Movimento com’è oggi non serve più all’Italia. Certo, ha prodotto una rottura positiva nella politica nazionale e Grillo merita la riconoscenza degli italiani per questo. Ma ora il gioco si fa serio e pesante. O il M5S sarà capace di proporre soluzioni ai problemi del paese o sarà di intralcio. Non so se Grillo abbia voglia di assumere responsabilità nella guida del paese, né quanto sia preparato per farlo. Meglio sarebbe che costruisse le condizioni atte a consentirgli un passo indietro, senza ripercussioni per il Movimento. Darebbe un contributo al cambiamento del paese. Casaleggio invece torni ad occuparsi di marketing in rete, non mixato o trainato dalla politica.