Filippine, cardinale Tagle: «Abbiamo bisogno di cibo, di seppellire i morti e di cercare il volto di Dio nell’oscurità»

L’arcivescovo di Manila chiede ai media internazionali di non dimenticare le Filippine, ora che bisogna ricostruire dopo il passaggio del devastante tifone Haiyan

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«Si dice che la notiziabilità di un fatto è di sole due settimane e poi scivola dall’attenzione, ma io prego tutti i responsabili dei media di non dimenticarci». È l’appello che l’arcivescovo di Manila, capitale delle Filippine, Luis Antonio Gokim Tagle fa a tutti attraverso un’intervista ad Avvenire: «Tra poco si aprirà il problema della ricostruzione materiale e della riabilitazione di tante esistenze. Non dimenticatevi di questo passaggio, so che non avrà il carico di dramma che ha avuto l’arrivo del tifone. È una sfida per i mezzi di comunicazione: riportare non solo ciò che è sensazionale ma anche ciò che è nascosto».

MILIONI DI SFOLLATI. Il tifone Haiyan ha devastato le Filippine lo scorso 8 novembre e si è lasciato dietro almeno 4 mila vittime e quattro milioni di sfollati. «Il danno è molto più esteso di quanto pensassimo – continua il cardinale – Le grandi città di Tacloban e Palo sono state pesantemente danneggiate. Ora sappiamo che la città di Guiuan e la provincia di Samar orientale sono state distrutte, così come parti delle province di Cebu e Iloilo, e poi quelle di Capiz, Aklan, Masbate e le isole a nord della provincia di Palawan».

«FEDE SI STAGLIA SULLE ROVINE». Il paese ha sicuramente bisogno di «cibo, acqua, medicine, ripari per i senzatetto», «dobbiamo finire di seppellire i morti» ma servono anche «persone che consolino gli orfani, le vedove e tutti quelli che hanno perso la famiglia o le proprietà. Abbiamo bisogno di molta speranza e molto amore».
La Chiesa filippina sta facendo molto per aiutare quanti sono in situazione di estrema difficoltà: «La mobilitazione è stata impressionante, tenendo presente che anche i vescovi, i sacerdoti, i religiosi hanno subito danni ingenti, nelle loro chiese e nelle loro scuole. Si tratta di guaritori anche loro feriti, ma che nonostante tutto cercano di sanare le situazioni che incontrano. È la fede che si staglia sulle rovine. È l’amore che è più forte del terremoto o del tifone».

«CERCARE IL VERO VOLTO DI DIO». Ma i sacerdoti filippini non danno solo aiuto materiale: «Nelle tragedie un pastore deve trasmettere la presenza rassicurante della Chiesa, del Vangelo e del Signore – conclude Tagle – Una presenza che non pretenda di dare risposte facili al mistero della morte, della perdita e della distruzione. Silenzio, lacrime, preghiera, presenza – questo è l’approccio pastorale di cui c’è bisogno di fronte ad avvenimenti così sconvolgenti».
«Nell’arcidiocesi di Manila abbiamo organizzato un momento di preghiera chiamandolo “Lamento e speranza”. Abbiamo letto Giobbe, i Salmi e il grido di Gesù in croce “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Una liturgia per cercare Dio, il vero volto di Dio nell’oscurità. Cercare Dio è già un atto di speranza».

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