Fermo. Giovanardi: perché non mi hanno fatto parlare in Senato?

Lettera del senatore di Ap, cui è stata tolta la parola a palazzo Madama durante il suo intervento in aula.

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Al momento, non è ancora chiara la dinamica della morte del nigeriano Emmanuel Chidi Namdi durante una rissa avvenuta a Fermo il 5 luglio. È in carcere in custodia cautelare Amedeo Mancini, uomo con simpatie di estrema destra, indagato per omicidio preterintenzionale con l’aggravante della finalità razziale. Mancini ha dichiarato essere sua intenzione risarcire la vedova di Emmanuel con «tutto quello che ha: un terzo di casa colonica e un pezzettino di terra lasciatagli dal padre». L’uomo riconosce «di avere una responsabilità morale, ma non giuridica» nella morte del giovane nigeriano. Secondo due diverse testimonianze, sarebbe stato Emmanuel, dopo che Mancini aveva apostrofato come «scimmia» la sua fidanzata, a colpirlo con un segnale stradale. Questi gli avrebbe sferrato un pugno facendolo cadere. Secondo l’autopsia, non ancora depositata, a provocare la morte di Chidi Namdi sarebbe stata la frattura del cranio causata dalla caduta sul selciato.
Fin qui la cronaca, con quanto è dato sapere. Di seguito pubblichiamo una lettera inviata in redazione dal senatore Carlo Giovanardi (Ap).

Giovedì 7 luglio, nell’Aula  del Senato, dopo il dibattito alla presenza del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, sui nove italiani massacrati a Dacca, il sen. Verducci (Pd) prendeva la parola ed informava l’Aula che era avvenuto a Fermo “una infame aggressione razzista”, “con modalità bestiali”, “una aggressione senza tregua”.

Nel mio successivo tentativo di intervento, impedito dal Presidente di turno, Linda Lanzillotta, e dagli insulti dei senatori Pd e 5 stelle, avevo iniziato dicendo: “Non so cosa sia successo ieri, poi impareremo e approfondiremo l’accaduto. Può essere verissimo che un balordo abbia fatto una cosa terribile  ma trovo sgradevole… un pazzo, un balordo, un violento… Se permettete”.

Due giorni dopo a Fermo l’avvocato Letizia Artieri, difensore della signora Chinyery, ha affermato in una conferenza stampa che “la dinamica dei fatti è ancora tutta da dimostrare”.

Premesso che l’ultimo episodio simile nei confronti del diritto di un parlamentare di esprimere la sua opinione risale al 1925, quando i fascisti impedirono di prendere la parola con aggressioni verbali e la complicità della presidenza ai pochi deputati dell’opposizione rimasti in aula dopo l’Aventino, fermo restando il fatto doloroso e condannabile senza se e senza ma per la soppressione di una vita umana, mi sembra utile sottolineare alcuni aspetti di questa singolare vicenda:

1) ritengo che ogni uomo sia mio fratello, ho ottenuto nel 2002 come ministro la più grande regolarizzazione di lavoratori extracomunitari mai avvenuta nel nostro paese (730.000), fra le tante solidarietà per l’episodio di censura mi è particolarmente cara quella della comunità nigeriana di Terni;

2) detesto i linciaggi, sulla spinta dell’emotività e credo fermamente che tutti abbiano diritto di essere giudicati per le loro vere azioni od omissioni, neri o bianchi che siano;

3) sono fermamente anti razzista come i partigiani cattolici, liberali, azionisti e monarchici erano fermamente anti fascisti: ricordo però quanti partigiani non comunisti, come quelli dell’Osoppo, vennero eliminati da questi ultimi durante la guerra e che la mia amica medaglia d’oro della Resistenza bianca cattolica Paola Dal Din, ancora vivente, è stata fischiata e contestata anche nei decenni successivi  da quella parte politica.

Perché allora tutto questo non basta per poter esprimere una opinione su un fatto come quello di Fermo e poter invece ritenere una bestemmia le affermazioni di Matteo Renzi che ha avuto il coraggio di paragonare quanto è avvenuto in quella città ai nove italiani torturati ed assassinati a Dacca da fanatici fondamentalisti islamici?

Perché purtroppo come ai tempi della Resistenza, l’allora partito comunista, e qualche suo erede mentale oggi, sono insofferenti, sino all’insulto personale (verme, razzista, fuori-fuori ecc.) verso chi si rifiuta di pensarla esattamente come loro, nel momento in cui con sicumera ed arroganza vengono a raccontarti una “verità” ideologicamente connotata, che poi difendono a spada tratta, anche se smentiti dai fatti.

La verità è che questa sinistra, da sempre non sopporta la cultura liberal democratica e non perde occasione di demonizzarla, ricorrendo, se occorre, agli stessi  metodi usati a suo tempo dai fascisti.

Carlo Giovanardi

Foto Ansa

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