Farsi dare la patente da Rosy

Se bastasse un bollo per garantire la buona condotta di una persona o di un’azienda, Cosa Nostra dovrebbe essere già andata in malora da un pezzo

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Roberto Giachetti (Pd) ha consegnato alla presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, le liste con i nominativi dei candidati che sostengono la sua corsa a sindaco di Roma. «Si tratta di un’iniziativa importante – ha dichiarato Bindi – e mi auguro possa essere assunta anche da altri». Jole Santelli, coordinatrice di Forza Italia in Calabria, ha scritto alla stessa presidente chiedendole una «valutazione totale di tutte le candidature a consigliere che saranno formalizzate».

Queste iniziative, assai applaudite, che paiono segnalare una presa di coscienza da parte della politica alle ragioni della trasparenza e della legalità, ne rivelano in realtà la subalternità al pensiero dominante giustizialista. Se bastasse un bollo per garantire la buona condotta di una persona o di un’azienda, con tutti i certificati antimafia emessi in Italia, Cosa Nostra dovrebbe essere già andata in malora da un pezzo.

La soluzione, come ha spiegato Stefano Parisi all’Huffington Post, non è «farsi vidimare le liste da Rosy Bindi», ma il coraggio di rivendicare le proprie scelte, assumendosene la responsabilità davanti agli elettori. «Le liste le garantiamo noi, e mettiamo persone che conosciamo e di cui ci fidiamo e che non hanno commesso reati. Quando la politica si presta a questo tipo di atti dimostrativi sulla corruzione abdica al proprio ruolo di garanzia verso i cittadini». E, aggiungiamo noi, si presta a giochini e antipatie di palazzo (il nome “Vincenzo De Luca” vi fa accendere una lampadina, vero?).

Foto Ansa


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