Farina: «Cuffaro vive una condanna ingiusta, pressioni senza precedenti sui magistrati»

Ci sono passi della sentenza confermata dalla Cassazione che meritano di essere conosciuti dalla collettività. Un perito del Tribunale, tale Genovese, darebbe la “prova” che Cuffaro avvisò il boss Guttadauro delle indagini in corso. Anche se smentito dalle perizie di Andrea Zambonini e dal prof. Andrea Pavoni Belli, è stato considerato lo stesso l’unico testimone attendibile

Piu che ammirare – e lo ammiro profondamente – il modo cristiano con cui Totò Cuffaro Vive una condanna ingiusta, qui parlo dell’ingiustizia. Propongo l’anamnesi di un errore giudiziario grave, e che si doveva evitare. Accadeva un tempo che le tesi estreme del giornalismo scandalistico venissero sposate da qualche pm d’assalto. Poi sono approdate presso qualche isolato Tribunale di merito. Adesso sono arrivate in Cassazione.

Ci sono passi della sentenza confermata dalla Cassazione che meritano di essere conosciuti dalla collettività. C’è ad esempio un perito del Tribunale che ha giudicato Cuffaro in primo grado, tale Genovese, che, da solo, ritiene di avere sentito nitidamente la signora Guttadauro, Gisella Greco (moglie del boss di Brancaccio Giuseppe), dire, senza sapere di essere intercettata, «Ragiuni avia Totò Cuffaro». Tale frase sarebbe la “prova” che Cuffaro aveva informato il boss Guttadauro delle indagini in corso nei suoi confronti.

Genovese, è stato smentito dalle perizie di Andrea Zambonini, direttore dell’Ufficio centrale dei suoni della polizia scientifica di Roma e consulente del Tribunale, ed anche dal prof. Andrea Pavoni Belli, ricercatore dell’Istituto Galileo Ferraris di Torino, che hanno escluso la possibilità di sentire distintamente le parole e Zambonini anche che a parlare fosse una donna e che al massimo si distinguevano solo le vocali “o” e “a”: eppure Genovese è stato ritenuto l’unico attendibile in quanto a conoscenza dell’idioma siciliano quasi che la parola Totò Cuffaro fosse in dialetto stretto.

Del resto sulle vicende giudiziarie di Cuffaro c’è stata una pressione senza precedenti. Esempio? Il dvd La mafia è bianca, il libro di Travaglio e Lodato “Gli intoccabili” dove i pm contrari all’incriminazione per concorso esterno erano descritti in sostanza come favoreggiatori di Cuffaro. La tecnica e’ di intimidire i giudici i quali solo condannando Cuffaro, o altri imputati eccellenti  dimostrerebbero di essere persone perbene. In questo clima giustizialista la serenità dei magistrati e’ una devota illusione. Gli eventi lo confermano, ahilui, intendo Cuffaro, ma anche ahinoi, povera Italia.