Famiglia. Il made in Italy resiste

Il grafico della settimana

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La famiglia italiana tradizionale è in crisi, la famiglia sta cambiando. E’ ora di riconoscere, legalizzare e tutelare coppie di fatto e coppie omosex, fecondazione omologa ed eterologa, adozioni single e gay, perché i tempi cambiano e, come diceva Gad Lerner qualche sera fa a “Pinoc-chio”, “lo Stato non deve favorire una forma di famiglia piuttosto che un’altra”. Così dicono e ripetono una bella compagnia di editorialisti come Eugenio Scalfari e Gianni Vattimo, politici come Gloria Buffo (Ds) e Alessandra Mussolini (An), ministri come Laura Balbo (Verdi). Ma davvero in Italia la famiglia vecchio stile, quella papà e mamma sposati una volta sola e con qualche marmocchio regolarmente registrato, è una specie in via di estinzione? I numeri dicono di no, i numeri dicono che quella contro la famiglia tradizionale in Italia è una battaglia in gran parte propagandistica. Perché in realtà l’Italia è il paese dell’Unione Europea dove i focolari domestici resistono meglio e restano l’ambito preferito per la generazione e la crescita dei figli.

Se si dà un’occhiata a due eurostatistiche, quella dei divorzi annui ogni 100 matrimoni e quella sui figli nati fuori dal matrimonio, si scopre che in entrambe le classifiche l’Italia figura al penultimo posto come intensità del fenomeno: l’unico paese dell’Unione Europea dove si divorzia meno che in Italia è l’Irlanda, nella quale non si divorzia affatto perché la legge non lo consente; per quanto riguarda le nascite di bambini, soltanto in Grecia fuori dal matrimonio ne nascono meno che in Italia. D’altra parte, una rapida scorsa ai due elenchi permette di constatare che i due tipici sintomi di crisi dell’istituzione familiare sono molto forti nei paesi protestanti del nord Europa e in alcuni paesi di antica tradizione laicista e massonica come Francia e Belgio, mentre sono molto meno incidenti in paesi di tradizione cattolica o cristiana ortodossa come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia.

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