Eutanasia per Savarese. «Minacce e censure non ci fermeranno mai»

Dopo la rimozione del manifesto contro l’aborto, scritte vandaliche nel quartiere in cui vive il direttore delle Campagne di CitizenGO Italia

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  



“Eutanasia per Savarese”: la invoca la grande scritta rossa su un muro nel quartiere Nomentano, dove abita Filippo Savarese, direttore delle Campagne di CitizenGO Italia, promotrice della clamorosa campagna anti-aborto censurata dal Comune di Roma. Cinquanta manifesti affissi per la capitale recanti la scritta “L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo” che hanno scatenato reazioni bislacche, finiti in rassegna internazionale, e che stanno per essere rimossi per ordine dell’amministrazione capitolina secondo la quale i manifesti violerebbero il regolamento sulle affissioni che vieta «esposizioni pubblicitarie il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali e dei diritti civili».

Ora, a parte che la Corte Costituzionale ha escluso l’aborto dal novero dei diritti civili, esiste un regolamento che vieti di fare campagne contro l’interruzione volontaria di gravidanza? «Quindi la Marcia per la Vita del 19 maggio sarebbe una manifestazione fuorilegge?», chiede Savarese dopo aver sporto denuncia contro ignoti per la scritta e un minuto prima di entrare nella conferenza stampa di presentazione della Marcia presso la Sala Stampa Estera di Roma: «Appuntamento sabato alle ore 14,30 a Piazza della Repubblica, saremo migliaia a dire il nostro no all’aborto e il nostro grande sì alla vita. E lo faremo brandendo copie esatte dei manifesti censurati dal Comune».

Che faranno allora Monica Cirinnà o il sindaco Virgina Raggi? «Per ora mi aspetto che condannino l’auspicio di morte nei miei confronti, chiedendo la rimozione della scritta con lo stesso zelo con cui è stata richiesta e attuata quella dei nostri manifesti», dice Savarese. «Minacce e censure politiche non ci fermeranno mai. Abbiamo deciso di dedicare ogni mese di maggio, mese dell’anniversario della legge 194, a campagne come queste, per la vita, per i diritti fondamentali dell’uomo e per i diritti delle donne, anch’esse vittime dell’ideologia abortista. Che come diceva San Giovanni Paolo II e ripete papa Francesco è essenzialmente una cultura di morte: come potrà farsi scrupoli chi non riconosce la dignità del feto, l’essere umano più vulnerabile, a mettere in conto anche la morte per un essere adulto?». La campagna #stopaborto ha tenuto banco su siti, radio, tv, tra i cittadini dei social, qualcuno al grido “diritto all’aborto” si è scomodato vandalizzando i cartelli e imbrattando i muri, l’obiettivo è stato raggiunto. «Si è tornati a parlare di aborto, c’è un risveglio dei movimenti pro life in Italia».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •