Europinioni 42/5

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Sen. Andreotti e cardinal Martini: similitudini franco-britanniche Sulle pagine della stampa internazionale dei giorni scorsi due italiani figurano con grande evidenza: Giulio Andreotti e Carlo Maria Martini. Ovvero il più cardinalizio dei politici italiani e il più politico dei cardinali cattolici. Non lo diciamo noi, ma le due importanti testate che si sono occupate di loro: il britannico The Economist asserisce che il senatore romano “durante il Rinascimento avrebbe potuto essere un cardinale intento a tessere complotti e intrighi e a manovrare le successioni da un Papa a un altro”; il francese Le Monde definisce il cardinal Martini “attore della scena politica italiana” che “ha contribuito all’apertura di un cattolicesimo identificato alla sola Democrazia Cristiana”. A sospingere le due personalità sotto i riflettori sono stati due avvenimenti dell’attualità: l’assoluzione di Andreotti al processo per mafia di Paler-mo e l’intervento del cardinal Martini al Sinodo europeo dei vescovi per perorare la causa di un nuovo Concilio.

Lodi per il cardinale, chiaroscuro per il senatore I due pezzi dell’Economist e di Le Monde rivelano un certo parallelismo: entrambi propongono concisi ritratti dei personaggi e commentano due progetti ad essi legati. Per Martini si tratta ovviamente del nuovo Concilio, per quanto riguarda Andreotti della rinascita della Democrazia Cristia-na. Ma le analogie si fermano qui: mentre il ritratto di Andreotti sull’Economist è in chiaroscuro, quello di Martini su Le Monde consiste in un elogio sperticato del presule, che fa un certo effetto stampato sulla prima pagina del più laicista dei quotidiani francesi. E mentre il progetto di far rinascere la Dc dalle ceneri, bocciato dallo stesso Andreot-ti, è presentato come un anelito velleitario, il “Vaticano III” di Martini viene enfatizzato come un sogno che merita di tradursi in realtà.

Il divo Giulio Papa di se stesso “I suoi critici pensano che incarni il male – scrive di lui The Economist -, i suoi amici asseriscono che è stato l’unico statista dell’Italia moderna. I suoi nemici lo chiamano Belzebù, ma è il più fidato amico del Vaticano nel mondo politico. Insieme ad Alcide De Gasperi ha fondato la Democrazia Cristiana, che ha governato per 45 anni l’Italia dopo la seconda guerra mondiale. I suoi detrattori dicono che porta grandi responsabilità per la corruzione della democrazia italiana. Gli amici dicono che gli si deve rendere merito per la lievitazione senza precedenti dall’Unità d’Italia del benessere nazionale, di cui hanno beneficiato tutti. E per aver tenuto a distanza il comunismo”. Segue il paragone coi cardinali rinascimentali. “Ma ancor più spesso – prosegue il settimanale – Andreotti è stato il Papa di se stesso: il divo Giulio era un altro dei suoi soprannomi. Ciò che gli dava più soddisfazione era di consegnare il potere a se stesso nel mentre che aiutava gli amici e ignorava gli elettori”.

Un gesuita progressista Tutt’altra musica per il cardinal Martini, suonata dal vaticanista di Le Monde Henri Tincq: “Gesuita di settantadue anni, arcivescovo della più grande diocesi del mondo, ex rettore della prestigiosa università Gregoriana di Roma, porta come un fardello la sua reputazione di oppositore – largamente esagerata – e di successore po-tenziale di Giovanni Paolo II… La sua spiritualità profonda, la sua relazione filiale con gli ebrei, il suo affetto per la riconciliazione fra le Chiese separate, la sua familiarità con una decina di lingue sono altrettanto celebri che le sue posizioni liberali, lontane dal conservatorismo della Curia romana… Al cardinal Martini sarà rimproverato di aver lanciato la sua bomba nel momento meno opportuno, proprio mentre gli sforzi della sua Chiesa e di un Papa coraggioso, minato dalla malattia, sono tesi alla preparazione del Giubileo del Duemila. Ma la sua voce è quella di un uomo libero”.

Democrazia Cristiana:
i morti non risorgono Dei tentativi di resuscitare la Dc scrive The Economist: “I vecchi democristiani, naturalmente, gongolano. Il loro partito è stato distrutto da Tangento-poli, molti dei dirigenti sono stati processati e umiliati. Dopo il verdetto di Palermo si sentono riabilitati. Alcuni sono rimasti fedeli al loro leader fino ad oggi, altri sono ricomparsi dopo anni di silenzio. “Saranno stati all’estero”, dice Andreotti con un sorriso obliquo… Alcuni si stanno baloccando con l’idea di rilanciare la vecchia Democrazia Cristiana. Ma il vecchio equipaggiamento di Andreotti è probabilmente troppo frammentato per essere rimesso insieme daccapo: gli ex democristiani oggi appartengono a non meno di dodici partiti… Lo stesso Andreotti snobba il ritorno della Democrazia Cristiana”.

Un bel Concilio per donne, divorziati e preti sposati Futuribile appare invece il Concilio preconizzato dal cardinal Martini: “I “nodi disciplinari e dottrinali” di cui l’arcivescovo di Milano auspica la discussione riguardano il posto della donna nella Chiesa, che non corrisponde più ai bisogni della società moderna; la crisi di reclutamento (testuale – ndt) del clero che colpisce tutti i paesi secolarizzati d’Europa e d’America; la redistribuzione delle “responsabilità ministeriali” fra preti e laici; la disciplina del matrimonio, soprattutto la famosa ammissione al sacramento dei divorziati risposati, attualmente impossibile. Su tutti questi punti il cardinal Martini ha già espresso il suo desiderio di moderato ammorbidimento”.

Toto-conclave: puntate su Martini piazzato Inevitabilmente Le Monde conclude con alcune battute sul conclave del dopo-Giovanni Paolo II: “In vista di questo scrutinio unico al mondo, le chances dell’arcivescovo di Milano sembravano diminuire con l’avanzare dell’età. Ma questo criterio non sarà necessariamente determinante. Come ha dimostrato l’esempio di Giovanni XXIII, colui che, eletto all’età di 77 anni, ha fatto muovere la Chiesa in cinque anni più che chiunque dei suoi predecessori in cinque secoli, un Papa settantenne non è necessariamente un handicap e permette di facilitare le transizioni… Ma anche se non dovesse essere fra i papabili, il cardinal Martini sarà il grande elettore del prossimo conclave”.

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