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L’eurolocomotiva Prodi frena (ancora) Anche stavolta filava come un treno, ma poi ha trovato un po’ di ostacoli sui binari. La locomotiva di Romano Prodi, partita di slancio a metà della settimana scorsa per l’europresidenza della Commissione europea, ha dovuto frenare a cavallo fra domenica 21 e lunedì 22 marzo. Nel giro di poche ore sia il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder che il ministro degli esteri spagnolo Abel Matutes si sono rimangiati i segnali di consenso manifestati in precedenza o loro attribuiti dai giornali, mentre francesi e britannici mantenevano il loro inquietante silenzio sulla candidatura del professore bolognese.

A cosa è dovuto questo improvviso raffreddamento continentale verso la candidatura Prodi? Qualche spiegazione interessante la troviamo su due quotidiani stranieri, uno americano e l’altro spagnolo.

Quel democristiano di Prodi Decisamente aspro El Pais, che fa il tifo per Javier Solana, spagnolo e socialista come il quotidiano madrileno. Di Prodi dice: “I due ingredienti che spiegano la sua candidatura fanno drizzare i capelli in testa. Il primo, è che il suo successore D’Alema a capo del governo vuole allontanarlo dall’Italia ed evitare che gli rovini le elezioni europee. Sarà una buona ragione per D’Alema, ma non lo è per l’Europa. Il secondo è che l’Italia è sottorappresentata a livello internazionale. Ma Franco Maria Malfatti, presidente della Commissione negli anni Settanta, la abbandonò a metà mandato per tornare al governo italiano. In più, Prodi è democristiano (sic!) come Santer. E questo rompe una delle tre condizioni tradizionali della successione: socialisti in sostituzione di democristiani, sud al posto del nord, un grande paese al posto di un piccolo paese”. E per D’Alema altre parole dure: “Mai un governo aveva candidato ufficialmente qualcuno per la Commissione. D’Alema ha preso in ostaggio i suoi 14 colleghi. Pessimo sintomo della crisi morale di questa generazione di leader”
Meglio due olandesi oggi che uno domani Sul Wall Street Journal di lunedì scorso si legge che “Prodi è sostenuto con tutte le forze dal governo italiano, che sarebbe felice di allontanarlo dalla scena politica nazionale… Altri possibili candidati, come il primo ministro olandese Wim Kok, il segretario generale della Nato Javier Solana e il primo ministro portoghese Antonio Guterres, si sono tutti dichiarati non disponibili. Tuttavia dirigenti dell’Unione Europea affermano che i governi potrebbero ancora volgersi a uno di questi altri tre candidati per una serie di ragioni. Il governo francese vedrebbe nella scelta di Kok un modo per garantirsi che Wim Duisenberg non porti a termine il suo mandato di otto anni come governatore della Banca centrale europea”.

I francesi, insomma, temono che Duisenberg non rispetti l’accordo non scritto di cedere dopo quattro anni il suo posto al candidato francese, e spingerebbero per un altro olandese ai massimi vertici europei per far dimettere il primo.