Europe in concerto a Milano, per loro il “final countdown” è ancora lontano

La band svedese regina delle classifiche anni Ottanta ha divertito il pubblico presente all’Alcatraz ieri sera. Con una scaletta piena dei loro più grandi successi, da Carrie a Dreamer, fino all’esplosione finale con The Final Countdown.

Le rockstar non sono più quelle di una volta. Scordatevi di vederle abbracciate a una bottiglia di Jack Daniel’s come Keith Richards ha insegnato, oggi sul palco si beve solo acqua naturale, per schiarire la gola tra un pezzo e l’altro. È esattamente così che si è comportato Joey Tempest, voce e leader del gruppo svedese Europe. Sì, quelli di The Final Countdown, anche se definirli così, alla luce del concerto milanese di ieri sera, è quasi riduttivo.

DAGLI OTTANTA CON FURORE. Anche la quarta tappa italiana dopo Modena, Firenze e Padova, ha registrato il pienone con 2650 biglietti venduti sulla capienza totale dell’Alcatraz di 2700 persone. Pubblico ovviamente eterogeneo, composto da signore innamorate di Joey Tempest, pronte a urlare “sei figo” come fosse la prima volta sul palco, tanti ventenni presenti perché “gli Europe sono ancora uno dei capisaldi della storia del rock”, e tanti fan della vecchia guardia. Lo spettacolo viene inaugurato dagli americani Stone Rider, band dal sound anni Settanta, e alle 21 in punto sale la band svedese. Tempest è in perfetta forma, voce limpida e pronta a cantare con l’entusiasmo del suo primo concerto, e così pure il chitarrista John Norum e il bassista John Leven, le sue spalle. La scaletta procede senza intoppi, ci sono parecchi pezzi dell’album uscito lo scorso aprile Bag of bones, che dà il nome al tour, molti pezzi storici come Dreamer, Superstitious e New Love in town, e c’è tempo per stupire il pubblico con un miniset acustico, con la cover di No woman No cry e con accenni di italiano improvvisato nel microfono da Tempest.

IL GRAN FINALE. Un uomo sfugge alla security e si lancia sul palco con grande invidia delle donne in sala e qualcuna lancia un reggiseno quando Tempest intona una delle ballatone anni Ottanta più celebri, Carrie. Sono quasi le undici e il tempo sfugge, è arrivato il momento più atteso del concerto, come se tutte le canzoni eseguite prima non fossero che un preludio a The Final Coundown. Intro inconfondibile per un brano che ha venduto oltre 12 milioni di copie, che il pubblico canta con più sicurezza dello stesso frontman. Poi la band saluta, un ultimo attimo speso a fotografare il pubblico con l’iPhone per postare foto su Facebook. Come se fossero un gruppo di esordienti qualsiasi.