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Euro Under 21, oggi Italia-Inghilterra. E la Bbc scopre che non siamo più (calcisticamente) un paese per vecchi

giugno 5, 2013 Emmanuele Michela

Insigne, Marrone, Immobile. Giovani sbocciati in tempo di crisi, pronti all’esordio contro gli inglesi, i cui campioncini trovano poco spazio nelle big.

Progetti azzurri alla prova dei fatti, parte oggi in Israele il test per misurare le ambizioni future del calcio di casa nostra, impegnato con l’Under 21 di Devis Mangia nell’Europeo di categoria. Al torneo la nostra squadra ci torna con ottime possibilità di fare bene, dopo che due anni fa in Danimarca la selezione di Pierluigi Casiraghi non si era nemmeno presentata, fallendo in toto la qualificazione. E le sottolineature su quanto importante sia per il pallone italiano che le avventure di Insigne e Verratti, Borini e Marrone, Destro e Immobile, vadano per il verso giusto appaiono financo superflue.

GLI AVVERSARI: L’INGHILTERRA. Anche perché il fatto stesso che gli Azzurrini si presentino in Israele con una rosa di prestigio testimonia che il nostro calcio è sì in crisi, ma tutto sommato un modo per uscirvi lo sta trovando. Cosa che invece non pare avere più di tanto la nostra avversaria di stasera, l’Inghilterra di Stuart Pearce: Psycho si affida ai guizzi del neo-United Zaha, alla sicurezza difensiva di Caulker, alla creatività di Henderson e Shelvey, alle parate del giovanissimo Butland. Nomi validi, certo, ma mosche bianche in un campionato, la Premier, che di spazio ai suoi ragazzini ne concede sempre di meno.
Se n’è accorta anche la BBC, che oggi pubblica sul suo sito internet un grafico molto interessante: si analizza la percentuale di minuti giocati dai ragazzi delle U21 nei cinque più grandi campionati europei. L’Italia non è più ultima, e tra Spagna, Inghilterra, Germania e Francia è l’unica in crescita nell’ultima stagione. In fondo, di pochissimo, c’è la Premier: il loro 2,28% insegue il nostro 2,38%, staccato dal 3,40% della Liga, il 6,22% della Bundes e il 7,32% della Ligue 1.

CALO NEGLI ULTIMI ANNI. Lo scenario in Gran Bretagna è cambiato enormemente negli ultimi otto anni, se si pensa che lo stesso grafico dava la massima serie inglese quasi al pari degli altri campionati, col 6% di minutaggio, da cui poi è scivolata irreversibilmente. Chiaro dove va cercata l’origine, la stessa contro cui puntiamo il dito in Italia: gli investimenti poderosi hanno arricchito il campionato di stelle internazionali, rubando però lo spazio ai giovani locali. Con una differenza: qua son finiti i soldi, e quindi le nostre squadre hanno iniziato a guardare a ciò che avevano in casa. Dalle parti di Londra invece il sistema calcistico continua ad arricchire le grandi squadre, che quindi hanno sempre capitali freschi da re-investire.

NON VINCONO DALL’84. «Vi direi una bugia se dicessi che non è importante il fatto che i nostri migliori giovani talenti riescano a giocare in Premier League», diceva lo stesso Pearce alla BBC: l’allenatore è al quarto Europeo U21, quattro anni fa è riuscito ad arrivare in finale, mentre in Danimarca nel 2011 non ha passato nemmeno il girone, conquistando solo due pareggi. Per carattere è euforico in vista dell’avventura che sta per iniziare in Israele: vincere sarebbe un grande risultato che manca dalle parti di Londra dall’84. Ma servirebbe anche solo per reclamare più spazio nei grandi club per questi ragazzi.

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