Essere donne o uomini di potere e non esserlo mai abbastanza

Potreste essere l’una la soluzione ai problemi dell’altro: per uscire da una storia disfunzionale, che sia con un elettorato o con un presidente, ci vuole un diversivo

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Cara Guia, ma tu hai mai provato a fare carriera? Guarda che è un inferno. Devi essere tosta sennò ti dicono che non hai doti di leadership, ma anche frivola, sennò ti dicono che la tua gestione del potere è mascolina. Una volta, per dire, m’è toccato rispondere a una scemissima domanda su cosa avrei portato sull’isola deserta dicendo che mi porterei un abbonamento a Vogue. E poi oh, ho sessant’anni: dovrei potermi riposare, mica trovarmi sbattuta sulle prime pagine dei giornali in confronti tipo «Sono meglio le sue gambe o quelle della sua collega scozzese?» (per inciso, ho dovuto fare la sdegnata, ma avendo vinto il confronto ero parecchio compiaciuta; sempre per inciso, non m’ero mai accorta di quanto fossero poco fotogenici i collant velati).

guia-SonciniInsomma, adesso sono qui che ho non-vinto, e mi stanno dando il tormento come neanche a quel tizio che aveva non-vinto lì da voi. Prima dicono che vogliono le donne al potere, poi quando ce le hanno le detestano – ecco, lo vedi? Mi stanno facendo diventare una di quelle che frignano perché vengono attaccate in-quanto-donne; io, che da grande volevo essere la Thatcher, mica una mammoletta […]
Theresa M. Londra

Cara Guia, ma tu hai mai provato a respingere un corteggiatore indesiderato? Guarda che non è mica semplice, specie se quello è l’uomo più potente del mondo, nonché – tecnicamente – il tuo capo. Finisce che ti licenzia. La settimana scorsa m’è toccato raccontare pubblicamente le sue avance – cene che dovevano essere di gruppo e poi ci ritrovavamo io e lui, occhi negli occhi; richieste moleste di fedeltà; quella volta che mi fece bidonare mia moglie per passare la serata con lui, e mai in trent’anni di matrimonio la mia consorte m’era sembrata un’alternativa così appetibile; e persino certe minacce di diffondere le nostre conversazioni, come se quello che mandava selfie indesiderati fossi io – e insomma, ho capito perché voi donne vi lamentate sempre dei capufficio viscidi e della poca solidarietà: io ero lì che raccontavo la sua imbarazzante insistenza, e i suoi compari malignavano: non è che ero stato ambiguo, non è che gli avevo fatto credere che mi piaceva anche lui, non è che era colpa mia? Peggio di cornuto e mazziato c’è solo molestato e licenziato e messo in dubbio […]
James C. Washington

Cara Theresa, se ho tagliato la tua lettera non è perché non sia sensibile ai problemi tuoi di donna, ma è perché non hai bisogno di un pigiama party in cui ti si dica che hai diritto di soffrire e che gli uomini son tutti stronzi. Non che non sia vero, ma la verità non basta a cavarsela in ambienti competitivi: ci vuole un po’ di realismo. Insomma, lo sai anche tu che la Thatcher viene lodata solo ora: l’unica donna di potere buona è quella morta. E poi oh, hai voluto la bicicletta (o, come dite voi: ti sei fatta il letto), ora pedala (o, come dite voi: ora dormici). Mica vorrai che ti trattino con riguardo come se fossi, santo cielo, una fragile donnicciuola, no?

Caro James, se ho tagliato la tua lettera è perché se c’è una cosa in cui gli uomini e le donne sono uguali, è la loro ripetitiva logorrea quando sono in fase lamentosa. Tuttavia ho visto quella specie di riunione aziendale in streaming nella quale taluni senatori ti dicevano che se quello t’ha molestato è colpa tua. Non ho ben capito se ci fosse una punta di sollievo o una di gelosia (per non essere loro l’oggetto delle molestie), ma mi pare chiaro che ha organizzato tutto tua moglie: l’inferno non conosce furia pari a quella di una donna bidonata per cena con una scusa inverosimile come «il capo mi vuole tutto per sé, a lume di candela».

Cari Theresa e James, ho la sensazione che potreste essere l’una la soluzione ai problemi dell’altro: per uscire da una storia disfunzionale, che sia con un elettorato o con un presidente, ci vuole un diversivo. Sarò lieta di mettervi in contatto: per una relazione transitoria l’ideale è un oceano di distanza, impedisce eccessivo attaccamento e garantisce credibilissime scuse per ogni bidone.

Foto Ansa

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