Tentar (un giudizio) non nuoce

Elogio del riposo

Di Raffaele Cattaneo
09 Agosto 2025
La nostra umanità ha bisogno anche di questo: di una compassione per noi stessi che è profondamente evangelica
montagna

Per uno come me, che ha ereditato dalla propria terra – insieme al Dna ricevuto da genitori, nonni e ascendenti vari – il culto del lavoro, scrivere un elogio del riposo suona quasi come una contraddizione. Eppure, sarà che siamo in agosto e il clima invita ad ombrelloni, spiagge o passeggiate montane, questi primi giorni di distacco dalle incombenze quotidiane mi hanno permesso una riflessione che difficilmente riesco a cogliere nelle giornate fitte di impegni: l’importanza di staccare dalla routine, di prendersi del tempo per sé, ma soprattutto di riappropriarsi della possibilità di riposare e pensare.

Troppo spesso la vita quotidiana – e credo valga per molti dei miei cinque lettori – sembra una giostra lanciata a mille giri all’ora, da cui è difficile scendere. Forse è inevitabile, se un uomo di oggi, con responsabilità pubbliche e impegni seri, vuole stare dentro la realtà. Ma è altrettanto vero che questo vorticoso andare rischia di farci perdere la capacità di guardare la realtà con lucidità. Me ne accorgo quando, dopo qualche giorno di riposo, non solo la ripresa delle attività appare più leggera, ma la capacità di cogliere il punto essenziale delle questioni cresce in modo vertiginoso, permettendo di risparmiare molto tempo.

Amare se stessi

Nel vortice quotidiano, infatti, si annida una sorta di entropia del pensiero e dell’azione che ci impedisce di cogliere fino in fondo le occasioni e le opportunità che la realtà offre. Qui sta la radice del mio elogio del riposo: non è l’elogio dell’ozio come dolce far niente – che pure ha il suo fascino, ma che presto si trasforma in noia – e neppure dell’otium latino, opposto al negotium, privilegio di pochi. È, piuttosto, l’idea che esista uno spazio per sé, per la propria umanità, che richiede anche un gesto di umiltà: riconoscere di non essere onnipotenti e di avere bisogno, ogni tanto, di fermarsi, interrompere la routine e riprendere possesso del proprio tempo.

Questo può avvenire nelle forme più semplici, come leggere un libro – alternando testi densi di significato a quei romanzi gialli e thriller che nelle giornate estive aiutano a svuotare la mente – o in forme più profonde, come dedicare tempo al proprio spirito oltre che al corpo, perché entrambi hanno bisogno di nutrimento. Vale una visita a un santuario significativo e bello come una sosta in una trattoria genuina, dove il buon cibo conta più dell’apparenza.

La nostra umanità ha bisogno anche di questo: di una compassione per noi stessi che è profondamente evangelica. Perché, come ci ha insegnato il Signore, bisogna amare il prossimo come se stessi e, senza un po’ di sano amore per la propria umanità – che è l’opposto dell’egoismo –, diventa difficile amare davvero gli altri.

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