Elezioni 2000: il gran bazar della politica

Ufficio reclame

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Il 16 aprile si torna a votare, per le regionali. I partiti hanno già iniziato a farsi la guerra a colpi di poster sei metri per tre. E i muri delle città si ricoprono ogni giorno di idee e di promesse più o meno credibili. Il PPE ha scoperto Jovanotti, che intanto a Sanremo preferisce D’Alema, e debutta con un bel “Pensa positivo” su fondo blu, scudo crociato a destra e tutti i punti del programma. Risultato: non si capisce nulla, e se si tenta di leggerne il contenuto mentre si guida il tamponamento è assicurato.

Poche idee ma confuse anche per Alleanza Nazionale. Titoli che fanno quadrato intorno a un problema: “Alleanza per l’Italia onesta e pulita. Alleanza per arrestare la criminalità”. Eccetera. Il suo leader è disegnato alla Tex Willer, in bianco e nero, con i tratti forti del fumetto. Risultato: il personaggio è relegato sempre più in un mondo immaginifico, che non appartiene alla realtà. Distante dal “consumatore”, distante anche dagli eroi di cartone. Neanche la firma, infine, riesce a convincere: “Alleanza Nazionale. Se il tuo cuore batte a destra”. Evidentemente il signor Fini aveva in mente un popolo di alieni. Aiuto! Ma ecco spuntare Martinazzoli, il challenger, in Lombardia, che scende in campo contro Formigoni. E gioca subito all’attacco, con un titolo degno di una comparativa all’americana: “Martinazzoli, non si può comprare. Si può votare”. Perché lo si possa votare non si sa. Però sappiamo che non si può comprare: forse negli scaffali della grande distribuzione non c’era più posto.

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