Egitto, bruciata la scuola francescana gestita dalle suore: «Siamo nelle mani di Dio»

Il racconto di suor Manal, direttrice di un istituto assaltato dai fanatici islamisti. È stata soccorsa da una ex insegnate musulmana

Sono ormai oltre 40 le chiese (copte, cattoliche, ortodosse e protestanti) incendiate in Egitto, dopo più di un mese di scontri fra l’esercito, la popolazione e i fanatici islamisti. Questi ultimi hanno cominciato ad attaccare anche le scuole, i monasteri e i negozi di proprietà dei cristiani. Mercoledì, quando i militari hanno cercato di sgombrare due sit-in di manifestanti pro Morsi, uccidendo decine di manifestanti, altri 23 edifici cristiani sono stati danneggiati.

TUTTI COINVOLTI. Alcuni musulmani hanno cercato di difendere i cristiani dai fondamentalisti. A confermarlo è il racconto di suor Manal, 47 anni, direttrice della scuola francescana di Bani Suef, una roccaforte dei Fratelli musulmani. La religiosa ha parlato all’Associated Press, spiegando che stava facendo colazione con altre due suore quando ha ricevuto la notizia dello sgombero dei sit-in. Proprio in quel momento, lei con due consorelle e altri dipendenti della scuola hanno visto un gruppo di uomini entrare nell’edificio attraverso le finestre per saccheggiarlo: hanno staccato la croce dal cancello e l’hanno sostituita con uno striscione nero somigliante alla bandiera di al Qaeda. Dopo la fuga del personale, mentre la polizia e gli islamisti ingaggiavano uno scontro armato, l’edificio ottocentesco è stato bruciato.

LA FUGA E L’UMILIAZIONE.  Suor Manal ha detto di essere stata avvisata una settimana prima da un poliziotto, padre di un alunno, che la scuola era stata presa di mira dagli estremisti. Ma il fatto che il numero di alunni musulmani e cristiani fosse identico, aveva illuso la religiosa di essere al sicuro. Invece, una volta fuori dall’edificio, «ci hanno fatto sfilare come prigionieri di guerra» e «ci hanno portato in giro per i vicoli senza dirci dove ci portavano», ha spiegato. Mentre camminavano, una signora musulmana, ex insegnante della scuola, ha aperto la porta di casa e ha offerto assistenza alle suore. «Il suo nome è Saadiyah. Si è offerta di accoglierci dicendo che poteva proteggerci, dato che suo genero è un poliziotto. Abbiamo accettato», ha spiegato suor Manal. Due impiegate dalla scuola, Wardah e Bedour, hanno dovuto farsi largo tra la folla, mentre venivano palpeggiate, colpite e insultate dagli islamisti: «Ho guardato quella scena ed è stato terribile».

IN MANO AGLI ANGELI. L’incidente, secondo l’agenzia di stampa, si è ripetuto a Minya, dove una scuola cattolica è stata rasa al suolo da un incendio insieme a un orfanotrofio cristiano. «Sono terrorizzato», ha detto Boulos Fahmy, sacerdote di una chiesa cattolica a breve distanza dalla scuola di Manal. «Mi aspetto un attacco alla mia chiesa da un momento all’altro». «Cosa farete?», ha chiesto l’Associated Press a suor Manal. La donna ha spiegato che «ci stiamo affidando agli angeli di Dio e alla Provvidenza».