E’ stato l’amore per la vodka a uccidere Amy Winehouse

Con molti mesi di ritardo arrivano i referti dell’autopsia sul corpo di Amy Winehouse. La cantante londinese è stata uccisa dalla sua passione per la vodka, che l’ha stroncata a 26 anni. Intanto il padre Mitch è diventato scrittore e sta per pubblicare la biografia della figlia: Amy, my daughter

Non c’è mai pace per le star che ci lasciano troppo presto. Per Michael Jackson, scomparso il 26 giugno 2009, c’è ancora il dibattito in tribunale in corso, tra accuse reciproche di parenti, medici, infermieri che lo assistevano e soccorritori che avrebbero potuto fare qualcosa. La causa della morte non è nemmeno ancora certa, e tutto finisce additato in una vaga “dipendenza da sostanze”. Simile è quello che sta accadendo a Amy Winehouse, una delle voci più belle degli ultimi anni, morta nella sua casa di Camden Town a Londra. Inizialmente si era pensato a un suicidio, visti i problemi sentimentali e non di Amy. Poi a una morte per overdose di droga. Infine, a autopsia ultimata, è stato finalmente accertata la causa del decesso: il troppo alcol ingerito dalla cantante. Il fisico già di per sé deperito della cantante non aveva retto alle troppe sbronze consecutive.

Il tasso alcolemico era cinque volte il limite, a conferma che le tre bottiglie di vodka vuote trovate vicino al letto di Amy non si trovavano li per caso. Il suo amore per la vodka era conosciuto a tal punto che uno dei suoi fan, aveva lasciato una bottiglia della sua marca preferita nel memoriale spontaneo sorto a Camden Town nei giorni del dolore. Un’autopsia che arriva con molto ritardo rispetto alla data del decesso, avvenuta lo scorso 23 luglio, a causa soprattutto di un errore grossolano di Scotland Yard, che spedì i rapporti sul caso all’indirizzo sbagliato.

 

A parlare con i giornalisti è sempre stato il padre della Winehouse, mai la madre, che invece è sempre fotografata in disparte e silenziosa. Mitch Winehouse ha anche scritto personalmente la biografia della figlia, Amy, my daughter, in uscita nei prossimi mesi, forse per evitare che qualcuno infangasse la memoria della della ventiseienne dalla voce black. Intanto procede l’attività della Amy Winehouse Foundation, un’associazione nata per aiutare chi è affetto da problemi di dipendenza da alcol e droghe. Forse il modo migliore per onorare la memoria di Amy, invece dei soliti cd postumi che non le sarebbero piaciuti.