E se vincesse Grillo? Attuerà il programma: più tasse, più «decrescita felice» e Dario Fo

Ecco il programma di Grillo: abbattere il pil, aumentare la povertà, cancellare con un colpo di spugna il debito pubblico e Dario Fo capo dello stato.

Cosa accadrebbe se domani e dopodomani gli italiani votassero in maggioranza per il Movimento 5 Stelle?

DARIO FO AL COLLE. Innanzitutto i grillini, rappresentati degnamente da Federica Daga, candiderebbero Dario Fo alla Presidenza della Repubblica e così avremmo per la prima volta al Quirinale un ex fascista di Salò. Analogamente a quanto accadde quando il «discreto drammaturgo» venne insignito del Premio Nobel per la letteratura («l’hanno dato ad ogni idiota di quinta categoria», secondo il critico statunitense Harold Bloom), qualcuno potrebbe eccepire sull’opportunità della nomina.

CANCELLARE IL DEBITO PUBBLICO. Con Dario Fo capo dello Stato, il Movimento 5 Stelle varerebbe subito alcuni urgenti provvedimenti che il Paese attende da anni. Fra tutti citiamo la cancellazione del debito estero e la promozione della decrescita felice. Di che cosa si tratta? Delle idee economiche che fanno parte del “dna” del Movimento dai tempi della sua fondazione. Come si può leggere sul blog di Beppe Grillo il debito contratto dallo Stato italiano con istituti e cittadini stranieri sarà cancellato e bisognerà valutare anche «valutare il congelamento degli interessi per alcuni anni». Come spiegato dal leader cinque stelle durante il comizio del primo novembre 2012, il debito estero italiano sarà dichiarato illegittimo, misura già adottata da Raphael Correa, presidente dell’Ecuador, che nel 2008 dichiarò l’illegalità di parte del debito pubblico del paese (3,5 miliardi di dollari su 25). E che cosa accadrebbe se il debito fosse dichiarato illegale? Il governo sarebbe costretto a raddoppiare le tasse (come Pizzarotti a Parma). Dopo aver fregato i creditori, infatti, chi altro fornirebbe i 400 miliardi di prestiti che servono ogni anno allo Stato italiano?

«DECRESCITA FELICE». Siamo in recessione economica? Per i grillini non si potrebbe stare meglio. Recessione, infatti, significa anche meno inquinamento. Forse non tutti lo sanno, ma il Movimento 5 Stelle, da sempre, abbraccia una posizione radicale sul rapporto fra crescita economica e ambiente. Poiché la crescita del prodotto interno lordo aumenta l’impatto ambientale, l’unico antidoto al peggioramento della qualità della vita sarebbe la recessione economica programmata, definita da un’economista francese, Serge Latouche, «decrescita felice» o «intelligente». Il governo 5 Stelle dunque non fermerà la recessione, anzi, la promuoverà, ma in modo intelligente. Favorirà l’impoverimento materiale degli italiani per il loro bene e per la loro felicità. Nel programma di governo, i grillini spiegano come intendano farlo: blocco di tutte le opere pubbliche, abolizione degli inceneritori, statalizzazione della telefonia, promozione dell’uso “terapeutico” degli oppiacei («morfina e simili»), separazione delle carriere dei medici pubblici e privati, abolizione della legge Biagi, varo dei disincentivi per le aziende che generano un danno sociale (per esempio, si legge nel programma, i «distributori di acqua in bottiglia»).

MENO BENESSERE. La candidata grillina alla presidenza di Regione Lombardia, Silvana Carcano, è certa che la «decrescita intelligente» riuscirà alla perfezione. Per questo ha deciso di usare come slogan di campagna elettorale nella regione più produttiva d’Italia il simbolo sublime della recessione: il segno «meno». Propone di diminuire tutto, persino la sanità. Logicamente, anche il pil. Dunque, se vince, ci saranno meno soldi e meno occupazione. E anche meno benessere, visto che l’indice ufficiale adottato dall’Onu (ISU) considera il pil pro capite come una misura fondamentale per calcolarlo.

TASSE SULLE AUTO. Per quanto riguarda le tasse, il programma del M5S si limita a prevedere «una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo». La norma è curiosa. Sembra fatta apposta per Beppe Grillo. Se andrà al governo, infatti, sarà l’unico italiano a possedere ancora un automobile. Non una Trabant, probabilmente.