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Don Pierino Gelmini. «Il cammino dei profeti è sempre pieno di tribolazioni e contraddizioni»

agosto 13, 2014 Don Pierino Gelmini

Il 12 agosto 2014 si spegneva il sacerdote fondatore della Comunità Incontro. Il suo intervento al Meeting di qualche anno fa: «Don Giussani scrive, io parlo. Ci integriamo in un modo mirabile»

Il 12 agosto 2014 moriva don Pierino Gelmini. Sacerdote vulcanico e fondatore della Comunità Incontro di Amelia, in provincia di Terni (Umbria), aveva 89 anni ed era malato da tempo. Era nato il 19 gennaio 1925 a Pozzuolo Martesana (Milano) e aveva dedicato tutta la sua vita agli ultimi e al recupero dei tossicodipendenti. Figura carismatica, grazie al suo impegno e alla sua passione ha aiutato migliaia di giovani a recuperare un senso e una prospettiva nella vita.
Nel 2010 è stato rinviato a giudizio con l’accusa di avere molestato sessualmente alcuni giovani ospiti della sua comunità. «Non ci sono elementi probatori sufficienti che giustifichino il rinvio a giudizio – affermò il legale di don Gelmini, l’avvocato Lanfranco Frezza – anche perché si basa solo su dichiarazioni delle parti offese che poi si sono costituite parti civili con richiesta di risarcimento del danno. Quelle dichiarazioni avrebbero dovuto avere riscontri obiettivi esterni che potessero in qualche modo confermare le dichiarazioni accusatorie. Questa è un’istruttoria zoppa che si basa su dichiarazioni di parti civili prive di riscontro».

Qui trovate l’articolo scritto per Tempi dal suo amico e collaboratore Alessandro Meluzzi, che ne raccontò il ritorno ad Amelia nel febbraio 2011. Di seguito, invece, riportiamo il suo intervento al Meeting di Rimini nell’agosto 2000, “Libertà degli ultimi”.

«È sempre una grande emozione venire al Meeting. Chiudendo gli occhi immagino di vedere don Luigi Giussani che entra qui in mezzo a noi; mi sembra di vederlo qui, anche se fisicamente lontano. Vorrei che quelli di Comunione e Liberazione, grandi e piccoli, non dimenticassero questa presenza forte e viva, quest’uomo che non è una cannella che dà un po’ d’acqua che si apre e si chiude, ma una sorgente inesauribile anche quando fisicamente non ci sarà più: è il carisma, è la guida, è la forza, è la spina dorsale di Comunione e Liberazione. Nessuno lo potrà sostituire, ci vorranno decine e decine di persone per sostituire il carisma di questo grande profeta. Pensando a lui io ho scritto una frase di questo tipo: il cammino dei profeti è sempre pieno di tribolazioni e contraddizioni; non cerchiamo di capire il destino di certi santi vivi, è fra i misteri più oscuri della Chiesa. Il Signore ha segnato nel corpo questo uomo straordinario che pur segnato nel corpo, pur tremante qualche volte nelle sue membra, ha una lucidità sconvolgente.

Quando mi chiedono perché non scrivo dico che ho chi scrive per me, ho una risorsa culturale, spirituale: don Luigi Giussani. Lui scrive, io parlo, quindi ci integriamo in un modo mirabile. In verità io amo di più fare, adesso che ancora posso, a 75 anni, visto che il buon Dio mi dà forza, energia, chiarezza nella testa, e questo è un grande aiuto per me e anche per i miei ragazzi.

Un altro motivo che unisce me e Comunione e Liberazione è la centralità di Cristo nella vita dell’uomo. L’ho ripetuto durante i campeggi a Zervò nell’Aspromonte dove imperava la ’ndrangheta. Ci hanno dato 400 ettari di parco nazionale nel cuore dell’Aspromonte a 1300 metri vicino a San Luca, a Platì, dove la mamma di Casella si incatenò per chiedere alle autorità italiane l’impossibile per far liberare suo figlio. Eravamo in 300 lì durante questo periodo. In seguito sono salite decine di migliaia di persone. Ho chiesto e ottenuto dalla regione Calabria un aiuto per costruire una grande torre alta 25 metri. In alto ci sarà un faro che girerà tutta la notte e cinque campane che annunceranno: era buio, c’era paura, ora c’è luce e amore sull’Aspromonte. Dove prima si compivano riti di morte e di sequestro ora ci sono i miei ragazzi che credono nella vita. Qualcuno mi ha detto che ero pazzo ad andare lì. È vero sono sempre stato un po’ pazzo, se non fossi stato pazzo non avrei fatto quello che sto facendo. E adesso vedo che la gente calabrese mi ama, ama i miei ragazzi. Il giorno di ferragosto quando ho celebrato la messa all’aperto in mezzo a una grande pineta faggeta alta 40 metri, c’era lo spiazzo strapieno, erano almeno 10.000 persone. Al pomeriggio abbiamo fatto una kermesse vivace, c’era pieno, forse 15.000 persone, e non c’era nemmeno il posto per girare. Nessuno saliva lì perché la gente aveva paura. Noi siamo andati e quando qualcuno mi ha chiesto se avevo paura ho risposto che non ne avevo perché non andavo a condannare o a scomunicare qualcuno. Predicavo un solo concetto: l’amore. La comunità dopo aver realizzato questa struttura ha ottenuto l’autorizzazione per una grande falegnameria, un caseificio, un salumificio per produrre prodotti locali. Oltre i ragazzi della comunità almeno 25 figli della ’ndrangheta impareranno ad usare le mani per costruire ed operare, non dovranno più impugnare le pistole per attentare o per uccidere o sequestrare. La violenza è una droga, una terribile droga, è peggio della cocaina, dell’anfetamina, dell’hashish e della “maria giovanna”; noi molte volte ci limitiamo a guardare le sostanze e non pensiamo alla filosofia della vita che ci sta sotto.

Per il mio 50° anniversario di sacerdozio ho pensato di raccogliere proverbi e frasi che ho pronunciato in varie occasioni e ho voluto dargli un titolo, Fiori di Mare. Ci sono dei fiori che crescono negli abissi marini e che nessuno coglie, nessuno vede, ma sono fiori, sono i miei figli dell’amore che erano caduti negli abissi della vita e tutti disprezzavano. Un giorno ho scoperto che erano fiori.

Un giorno, per esempio, ero in Costarica e pioveva a dirotto. Noi abbiamo un fuoco che in tutti i centri rimane acceso tutto l’anno e una persona è incaricata a custodirlo e alimentarlo. Il fuoco infatti illumina, riscalda ed aggrega, ed è bello sedersi davanti al fuoco. C’era lì un ragazzino incaricato di fare questo. Mi vede lì, io soffro molto l’umidità, e mi chiede di parlare perché preoccupato della visita imminente della madre che non vede da alcuni mesi. Scoppia a piangere e poi mi racconta di avere avuto per tre anni rapporti sessuali con lei. E mi chiede: “Cosa debbo fare, cosa devo dire? Dio mi perdonerà? Dio perdonerà mia madre?” Di fronte a queste domande lo conforto dicendo che Dio lo perdonerà. Lui intanto mette nel fuoco una specie di tralci storti e mentre li mette vedo che i tralci sono storti ma il fuoco è diritto. Questa situazione mi ha ispirato un proverbio: anche la legna storta fa il fuoco diritto. È una ispirazione di Dio: ogni persona anche quella più abbruttita, quella che ha vissuto le esperienze più difficile, può uscirne e diventare punto di riferimento e vita per sé e per gli altri. È la storia di ogni uomo questa. È quello che fa la comunità.

Un giornalista mi chiedeva, come se io fossi un imprenditore: come vanno le sue comunità? Producono bene? Gli ho spiegato che la comunità produce bisogno, non profitto, produce richiesta di aiuto non interessi per guadagnare. Mentre eravamo negli Stati Uniti, uno dei paesi più ricchi del mondo, mi spiegavano ultimamente che l’assistenza ai tossicodipendenti è affidata totalmente ai privati ed essi spesso se ne approfittano impegnandosi solo nel guadagnare il più possibile. Così ho tentato delle esperienze per rispondere a questa situazione assurda; il cardinale di New York sembrava offrirci una possibilità, ma poi non se ne è fatto nulla. Per fortuna la provvidenza ha messo sulla strada della comunità un prete italiano di New York e due ragazzi, lui di 36 anni, oriundo di Salerno, lei di 32, peruviana; il prete ci ha segnalato la possibilità di un terreno, i ragazzi l’hanno acquistato per noi.

“Lei è stato mandato da Dio, aiuti il popolo del Kazakistan, abbiamo bisogno di amore”. Questa l’espressione che mi ha rivolto recentemente il nunzio che si trova in quella terra sperduta. In concomitanza ho incontrato gente di Comunione e liberazione, così anche lì inizierà l’avventura della Comunità incontro. Non potremo però risolvere i nostri problemi se non avremo fede, ma una fede che muove veramente le montagne. Credo fermamente in Dio, anche Giussani è un prete che crede fermamente in Dio, ed è un prete con un grande amore. Per questo è stato un uomo che ha creato un popolo di Dio, un popolo che crede nella fede, che va verso i confini della vita, e verso i confini dell’amore, forte di questa energia che porta dentro.

Un altro giornalista mi chiese: tu credi di salvare il mondo? Risposi: io salverò il mondo perché quando io salvo una vita salvo il mondo, perché la vita è tutto un mondo per una persona. Questa è una verità sacrosanta: ecco stralci di una lettera che ne sono la prova. “Caro don Pierino, sono la mamma di Stefano, e ci siamo conosciuti a Fondi, dove mi hai chiesto di mandarti un suo ricordo. Voglio dirti quanto è grande il dolore per la sua perdita, e per non poterlo più seguire ed aiutare. Sicuramente puoi comprendermi. Attraverso mio figlio ho amato e amo la comunità come modo di vivere ed operare nel mondo. Ho mandato perciò le offerte raccolte per Stefano a voi. Caro don, mio figlio senza la comunità non avrebbe vissuto in modo splendido i suoi ultimi anni. Quando vorrai la mia testimonianza sul valore del recupero, io te la darò senza esitazione di sorta. Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per lui e per tutti i ragazzi che soffrono e che non hanno nessun riferimento nella vita. Ti ho sempre ammirato, ma soprattutto ti ho voluto e ti voglio tanto bene”.

Questo è il più grande dono che mi può fare una mamma nel parlarmi di suo figlio, che pur essendo morto per un incidente è morto da uomo, è morto degnamente, non in una macchina sfasciata o in una casa distrutta. Il nostro compito è ricostruire le ali per la libertà: non si può volare con una sola ala, il senso della libertà ci vuole, ma anche il senso dell’amore. Ci accompagni il Signore per le vie del mondo e sotto la protezione della Vergine del sorriso, senza paura, con forza e fede.

Foto Ansa


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6 Commenti

  1. Bifocale says:

    Uno accusato di molestie sessuali e ridotto poco tempo dopo allo stato laicale (evidentemente c’era abbastanza per questo). Ecco i modelli di riferimento…

  2. Giulio Dante Guerra says:

    Onore a chi fa di tutto – e, se può, anche “qualcosa di più” – per recuperare i tossicodipendenti, e rendere loro una dignità umana. Ma non basta: se “prevenire è meglio che curare”, la battaglia va combattuta a monte; e non solo sul piano giudiziario, con condanne serie per i narco-trafficanti, e sanzioni, adeguate alla gravità, anche per i piccoli spacciatori; ma anche, e a parer mio soprattutto, a livello culturale,combattendo quella “cultura dello sballo”, che ci portiamo avanti, pesante retaggio, dagli anni intorno al 1968. Ed anche dando una “strigliatina” a chi la favorisce, magari senza accorgersene. Come accadde, negli ultimi anni del secolo scorso, quando, nella cronaca di Lucca d’un quotidiano locale, comparve una serie d’articoli sulle piante “officinali” che crescono nella piana lucchese. La serie comprendeva anche lo stramonio, una bella pianta dalle larghe foglie, che sarebbe anche ornamentale, se non fosse per uno dei due princìpi contenuti nelle medesime. Perché, oltre ad una sostanza valida per la cura dell’asma, esse contengono anche un potente allucinogeno, tale da meritarle il nome di “erba delle streghe”, per il fatto d’entrare nelle “ricette” degli unguenti, di cui quelle donne si cospargevano la palle durante i loro “sabba stregoneschi”, che somigliavano così a moderni “narcotic parties”. E l’articolo spiegava questo accuratamente, allegando anche una foto della pianta. Fu così che molte persone in cerca di “sballo” andarono a cercarla nelle campagne, ne fecero infusi e se li bevvero, distruggendosi, spesso irreparabilmente, il fegato.
    Scusate la digressione, che mi ha fatto, forse, uscire un po’ fuori tema.

  3. angelo41 says:

    Troppi episodi negativi per essere solo coincidenze e maldicenze.
    Ora è morto e renderà conto a chi è sopra di noi.

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