Dov’è il fulcro dei sostenitori di Morsi? Al Cairo? No, a Milano

Anche ieri si sono dati appuntamento sotto il consolato. Gridano slogan solo in arabo, le loro donne sfilano separate

In una mano la bandiera egiziana, nell’altra il simbolo delle quattro dita nere su campo giallo diventato l’emblema del sostegno ai Fratelli Musulmani. Immagini che non arrivano dal Cairo, bensì da Milano, città che in questi giorni si trova ad essere il cuore europeo della protesta in difesa di Mohammed Morsi, ex presidente egiziano deposto dall’esercito del suo Paese a luglio e da ieri sotto processo per incitamento alla violenza e all’omicidio.
In Italia vive la comunità egiziana più grande al mondo, più di centomila persone, di cui la maggioranza sta a Milano. Molti di loro hanno seguito le cronache politico-militari del loro Paese, e ora i risvolti giudiziari della deposizione di Morsi, facendo sentire la propria voce con manifestazioni, sit-in e caroselli in auto: anche ieri si sono dati appuntamento sotto il consolato di Via Timavo, replicando scene già viste in questi mesi successivi alla Primavera Araba.

È NATO ANCHE UN COMITATO. La guida dei manifestanti è un ragazzo di 29 anni, Ahmed Abdel Aziz, in Italia da quando ha due anni: al Corriere della Sera oggi racconta la sua storia e il perché del suo impegno nelle vie di Milano per difendere i Fratelli Musulmani, mosso dalle sue radici e da «un senso di responsabilità che sento di fronte a chi è rimasto in Egitto: essere in Italia mi permette di avere delle possibilità, inclusa quella di manifestare, che lì non hanno. I militari devono sapere che noi siamo contro. E che con noi ci sono tanti dei milioni di connazionali nel mondo».
Quest’estate ha messo in piedi un Comitato, chiamato “Libertà e giustizia”, per raccogliere le voci degli egiziani in protesta, e richiamarsi a quei due principi da lui «assimilati qui in Europa» ed estranei ora alle sue terre d’origine. Spiega che, nel gruppo, non ci sono solo musulmani convinti, ma manifestanti di varia connotazione: «Ex socialisti, comunisti egiziani, nasseriani, moderati e radicali». A comporre la folla sono prevalentemente egiziani arrivati a Milano adulti, gridano slogan solo in arabo, le loro donne sfilano separate.

ANCHE DAL CAIRO SI GUARDA A LORO. Le immagini da Milano sono arrivate anche in Egitto, e Ahmed Abdel Aziz è stato intervistato anche da Al Jazeera. Perché il fulcro della protesta egiziana fuori dai confini nord-africani sta qui, sotto la Madonnina del Duomo. «L’estate scorsa, durante le proteste più violente in patria, la stampa e la tv di Stato del Cairo si sono concentrate suelle nostre manifestazioni», spiega Davide Piccardo, portavoce del Coordinamento delle associazioni islamiche, anche lui fuori dal consolato egiziano insieme agli altri musulmani.