Dopo aver letto gli attacchi a Cl, sono uscita a correre. Con la maglietta del Meeting

Sul suo blog la scrittrice Costanza Miriano ha pubblicato un commento a proposito delle notizie di stampa sui ciellini lombardi. E poi ha deciso di fare «Un coraggioso gesto dimostrativo»

 Non sono di Cl, ma ieri dopo avere letto le ultime notizie sugli esponenti di Comunione e liberazione indagati in Lombardia, e tutti gli attacchi a Cl fatti da chi non aspettava altro, per correre ho deciso di mettere la maglietta del meeting di Rimini, regalatami dalla mia amica Elisabetta. Un coraggioso gesto dimostrativo, me ne rendo conto, che deve avere sicuramente impressionato le cornacchie e le pecore che pascolavano lungo gli stradelli dell’Appia antica.

Non sono dell’Opus Dei, ma ho molti amici che ne fanno parte, e ho ricevuto diversi inviti a parlare in ambienti a loro vicini; a loro riconosco un atteggiamento di umile apertura verso contributi esterni, esattamente il contrario dell’immagine che gli hanno appiccicato addosso, di cupola oscura, di mafia chiusa a chi ne è fuori, di cricca che coltiva solo i suoi interessi.

Non sono neocatecumenale, ma ho tanti amici tra di loro, da cui ho molto da imparare, a cominciare dalla conoscenza e dall’amore per la Bibbia. Non sono del Rinnovamento, ma domenica vado volentieri al loro raduno regionale in Umbria, a parlare ma anche ad ascoltare, certa che sarà per me una grazia. Ammiro la serietà e la preparazione degli appartenenti ad Alleanza cattolica, l’impegno di tanti delle Acli e dell‘Azione cattolica, il sorriso e l’unità dei Focolarini.

Sono una cattolica e basta, ma sono riconoscente alla fantasia di Dio, che ha suscitato tante spiritualità diverse. Sono così felice di essere cattolica che tutte le polemiche interne, comprese quelle tra progressisti e tradizionalisti, mi sembrano come una cenere che si forma intorno al falò dell’amore a Cristo. Più ci si avvicina all’amore, più questa cenere sembra meno importante, meno vicina al cuore della questione.

Infatti le persone che si fanno simili a Cristo, e ce ne sono non poche, che ardono nel desiderio di imitarlo, difficilmente si appassionano alle divisioni, i distinguo, le separazioni. Tutto scusano, tutto sperano, tutto sopportano, come dice l’inno alla carità, che mi fa venire in mente prima di tutto il nostro grande Papa e poi i tanti oscuri credenti – di tutti i movimenti o anche di nessuno – che nel segreto delle loro vite abbracciano croci ruvide e poco gloriose e pochissimo, niente conosciute.

Il fatto è che se uno è impegnato a lottare contro il suo, di peccato, non ha il tempo o le energie per mettersi contro un fratello, per criticare i suoi difetti che ci sono, è ovvio, ma sono sempre così simili ai nostri che più ci conosciamo più ci sembra stonato e fastidioso soffermarci su quelli degli altri.

Voglio dire, i limiti li vediamo tutti. Sappiamo anche che alcuni di Cl hanno fatto cose sbagliate. La Chiesa è talmente piena di persone sbagliate che per me la sua esistenza è una delle prove dell’esistenza di Dio, e anzi più la si conosce più se ne vedono da vicino le magagne. Vedo le cose che non vanno nei movimenti, vedo anche che tante realtà partono bene, magari da una persona che funziona, e attorno a quello diventano centrali di zitellaggio, alle quali le persone deboli si appoggiano per sentirsi custodite, protette e in compagnia, e per continuare a parlarsi addosso e a non portare frutto nella vita, a non stare nella propria realtà in pienezza, scappando a incontri e ritiri ed impegni vari invece che amare il collega e il marito e i figli e quelle noiosissime persone normali, fuori della Chiesa, che magari hanno bisogno di una mano anche se non hanno il bollino “cattolico” in fronte.

Insomma, le vediamo queste cose. Ma non dobbiamo scoraggiarci. Vedere la povertà nostra e degli altri, anche di quelli che in ragione della loro appartenenza a una realtà buona pensavamo che dovessero funzionare, non deve essere un problema, ma anzi la conferma che l’uomo di testa sua non combina niente di buono, ma che è Gesù il salvatore dell’uomo. Il salvatore non vuol mica dire che ci porta in paradiso dopo morti. Il salvatore vuol dire che già da adesso, oggi, qui, regge tutto. Regge lui la sua Chiesa, regge lui i suoi figli, regge lui l’uomo, quella creatura fatta di fango in cui, senza lo Spirito Santo, nulla, nulla è senza colpa.

Volevo dire questo alle pecore, oggi, ma non so se mi sono spiegata bene, correndo.

tratto dal blog di Costanza Miriano