Don Aldo Trento: Te Deum laudamus perché neanche il diavolo può distruggere la mia opera se la fai Tu
Come da tradizione, anche nel 2014 l’ultimo numero del settimanale Tempi è interamente dedicato ai “Te Deum”, i ringraziamenti per l’anno appena trascorso firmati da diverse personalità del panorama sociale, culturale e civile italiano e non solo. Nella rivista che resterà in edicola per due settimane a partire dal 31 dicembre, troverete, tra gli altri, i contributi di Angelo Scola, Asia Bibi, Louis Raphaël I Sako, Fausto Bertinotti, Luigi Amicone, Renato Farina, Mattia Feltri, Fred Perri, Pippo Corigliano, Annalisa Teggi, Alessandra Kustermann, Mario Tuti.
Pubblichiamo qui il “Te Deum” di padre Aldo Trento, missionario in Paraguay

Ma tutta questa grazia vissuta è passata attraverso prove morali che mi hanno scosso profondamente. Ad un certo punto dell’anno mi sono trovato in una bufera senza precedenti nella mia storia. Alcuni hanno pensato che ero diventato matto, che avevo perso “il bene dell’intelletto”. Molti amici mi hanno fatto compagnia, in particolare padre Julián Carrón, che non solo mi ha chiamato due volte ma si è offerto di venire, in giornata, a visitarmi. Anche Marcos e Cleuza mi sono stati vicini.
Scelto dall’eternità per un compito
Ho sperimentato un pochino il grande dolore di Gesù nel Getsemani. I momenti di oscurità sono stati molti, fino al punto di pensare che sarei ricaduto in una nuova depressione. Ma la Madonna non lo ha permesso, come non ha permesso che questo piccolo quartiere della carità si trasformasse in una “ruina” come quelle dei gesuiti. Ho avuto giorni in cui mi avvolgeva l’oscurità e gridavo a Dio di mostrarmi il suo volto, di farmi capire se quest’opera era sua o di quel poveretto di padre Aldo, ritornello che ero abituato a sentire. In questa situazione, aiutato da alcuni amici, ho provato ancora una volta che il cammino della fede non può non fare i conti con la sofferenza e che solo l’io dal quale nasce un’opera è chiamato a riconoscere di essere relazione con il Mistero. È di questa certezza diventata ancora più radicale, che voglio ringraziare il Signore alla fine di un anno in cui ho visto come agisce il Mistero. Oggi più che mai mi sono chiare le cose. La prima è che mi ha scelto dall’eternità per un compito ben preciso resosi manifesto nel tempo. Le opere di carità sono il frutto di questa elezione. La seconda è che se un’opera è di Dio neanche il diavolo può distruggerla. Per cui, accada quello che accada, il mio io riposa in Gesù. Possono togliermi tutto, le opere possono finire ma nessuno potrà togliermi Gesù.
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