Dl Sostegni, solita discriminazione per le scuole paritarie

La commissione Bilancio e finanza del Senato ha bocciato i sostegni alle scuole paritarie. Il concetto stesso di democrazia e giustizia sociale è in pericolo

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Ancora una volta la commissione Bilancio e finanza del Senato ha bocciato i sostegni alle scuole paritarie, le quali anch’esse, come le scuole statali, hanno vissuto e vivono l’emergenza sanitaria, dimenticando che le scuole paritarie fanno parte a pieno titolo del Sistema nazionale di istruzione.

È una legge non scritta della politica italiana. Quando un problema è complicato o suscita controversie che nessuno vuole affrontare, lo si dibatte sino alla nausea, ma poi prevale la cecità di coloro che dovrebbero guardare la realtà, e non fare orecchie da mercante sbarazzandosi di una questione scomoda, rendendola una ipocrisia.

Inaccettabile discriminazione

Raramente si è parlato tanto in Italia della necessità di trovare una soluzione al problema “scuola” che abbia a soddisfare le esigenze di tutti i cittadini, sia in ordine istituzionale, culturale e formativo. Tuttavia sembra restare sospeso, frutto di una ignavia culturale e sociale non più accettabile.

A qualche mese dalla nascita del nuovo governo, ne scopriamo nuovamente la filosofia: quella di mettere in discussione tutto in nome di una “equità” mal declinata che porta a disconoscere, con iniziative fortemente discutibili, tipo quella della suddetta Commissione, tutto ciò che riguarda la libertà di educazione e di insegnamento, e quindi lo stesso pluralismo scolastico, con il rischio di una omologazione culturale ed educativa che non va certo nella direzione di un miglioramento delle nostre istituzioni educative e quindi in direzione di una competitività tesa al alzarne la qualità.

Anche le paritarie hanno diritti

In quest’ottica i fondi per l’emergenza Covid-19 e per il piano Scuola estate previsti dal Dl Sostegni per le scuole, vanno distribuiti a tutti coloro che dell’emergenza Covid-19 sono stati colpiti, non soltanto alle scuole statali. Studenti, docenti, famiglie e personale scolastico delle scuole paritarie sono cittadini italiani che hanno vissuto e vivono gli stessi problemi.

In uno Stato di diritto – quale il nostro dice di essere – compito dei pubblici poteri è quello di assicurare le condizioni perché ciascun soggetto – singolo o associato – possa accedere agli strumenti giuridici, economici e sociali necessari per rendere effettivo l’esercizio dei suoi diritti su un piano di libertà e di uguaglianza, senza alcuna imposizione discriminatoria.

Ne deriva la necessità che lo Stato, ove voglia definirsi “Stato di diritto” e voglia mantenere fede nella pratica a questa sua caratterizzazione, assicuri a tutti i cittadini, a prescindere dalle loro condizioni economiche, gli strumenti per l’esercizio di quei diritti che vengono considerati fondamentali e che vengono ritenuti “diritti di cittadinanza”.

Problema di libertà e sussidiarietà

Tutto ciò investe direttamente la salvaguardia del “pluralismo” che non può che avere a proprio fondamento una pluralità di offerte di luoghi di istruzione e sostegno concreto all’esercizio della libertà di scelta di tali luoghi: il tutto nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere da parte degli alunni/studenti. Non c’è libera scelta se non c’è una pluralità di offerta e pluralità di offerenti; non c’è libera scelta se non è assicurata parità di trattamento giuridico, sociale ed economico sia a coloro che debbono scegliere sia a coloro che possono essere scelti. Non è concepibile libertà e tutela solo di alcuni e autentica discriminazione di altri.

Si tratta di un problema di libertà e di sussidiarietà che compete a ciascun cittadino, a cui lo Stato deve dare sostanza con un Sistema scolastico libero e pubblico attuato con il concorso di ogni risorsa strutturale ed umana possibile sul territorio, sia essa di origine statale o non statale. Il perpetuarsi di questa discriminazione nei riguardi della libertà di educazione e di proposta educativa, mette chiaramente in forse il concetto stesso di democrazia e di giustizia sociale nel nostro Paese.

Foto Ansa