Di chi è colpa se cade l’occhio?

A proposito del liceo di Roma dove sarebbero state vietate le minigonne. La ricerca del colpevole e il can can sul nulla

Caro direttore, in questa vicenda del liceo Socrate di Roma si fa fatica a trovare il bandolo della matassa. Tutti si scervellano per trovare di chi sia la colpa. È forse dei professori guardoni? Delle studentesse succinte? Delle presidi stressate e un po’ moraliste, che poi chiedono scusa dicendosi femministe? Chi ha ragione? Chi ha torto? Vorrei farmi del male e provare ad entrare in questa gimkana di posizioni. Dirò delle frasi che daranno sicuramente fastidio a qualcuno, ma è l’unica possibilità per provare chiarirsi le idee. Facciamolo prima che diventi vietato per legge. Ma andiamo per ordine.

Mi spiace iniziare con loro perché comunicativamente è un autogol, ma, essendo della categoria, sento il dovere di farlo. I professori guardoni hanno un po’ ragione. Diciamocelo, frenare l’occhio è sempre stato difficile. Soprattutto oggi, quando ogni cosa intorno a noi ci parla di sesso e dell’imperativo morale globale è quello di essere disinibiti. Mi sembra crudele sovreccitare i maschi del pianeta con mille immagini e poi farli punire dalle donne se non sanno trattenersi. Ergo, se cade l’occhio, non è per forza tutta colpa loro. Detto questo i professori guardoni hanno però anche torto marcio, perché l’uomo, checché ne dicano gli animalisti, non è peggio di un cane. Ha dentro di sé qualcosa di nobile, qualcosa che può renderlo capace di dominare se stesso. Può decidere di guardare le donne negli occhi, come persone con una dignità, e non come oggetti per il proprio svago. Quindi se cade l’occhio, spesso la colpa è anche loro.

Poi ci sono le studentesse. Anche loro hanno ragione, maledettamente ragione. Camminare per strada ed essere sempre bersaglio di fischi e volgarità è semplicemente disgustoso, perché non c’è niente di peggio che sentirsi usati. Anche solo col pensiero. E questo vale soprattutto se questo sguardo pervertito dovesse provenire da un professore, figura chiamata ad educare e dare l’esempio. Direi perciò che se uno vuole far cadere l’occhio, è colpa sua. Allo stesso tempo, ci spiace per tutti i profeti dell’uguaglianza di genere, ma purtroppo dobbiamo dire che anche le studentesse hanno torto. I nostri corpi sono infatti sono manufatti di grande valore, opere d’arte raffinatissime, cesellate nei minimi dettagli perché attirino lo sguardo su di sé. Siamo fatti per essere guardati, per avere qualcuno che ci apprezzi. Questo è scritto nella nostra carne. Ma anche di questo è difficile parlare, perché in modo ideologico si è annientata la meraviglia della diade maschio-femmina. Quindi vivaddio se a volte cade l’occhio!

Ma passiamo infine alla preside. Femminista anni 80, mostra il paradosso in cui si trova oggi la categoria. Si muove in difesa delle studentesse a disagio, ma si dimentica che oggi questi temi sono un campo minato e le pecore che difendi, si trasformano spesso in lupi. Ha ragione perciò a dire se fa caldo, c’è il virus, i tamponi, non ci sono i banchi, si sta scomodi: «Ragazze, la situazione è già delicata, veniamoci incontro e non mettetevi le minigonne, così non cade l’occhio». Apriti cielo! I collettivi femministi la linciano: «Le donne non sono oggetti! Le donne non sono colpevoli!». Peccato che queste fossero molto probabilmente le stesse ragioni che avevano portato la preside a prendere quei provvedimenti. Comunque, la professoressa, stavolta a torto, fa retromarcia rilasciando interviste su tutti i giornali e dicendo che non è colpa di nessuno, né delle ragazze, né dei professori. Se cade l’occhio è solo per caso e, se succede, crea disagio e va evitato. Diciamolo: un po’ paraculo. Ma effettivamente, se non c’è colpa, rimane solo la statistica.

Morale della favola? Tutti hanno ragione e tutti hanno torto. Bisognerebbe quindi mettersi il cuore in pace e smetterla di scaricare la colpa sempre su una parte. Perché sicuramente si indovinerà qualcosa ma, presumendosi sempre innocenti, si arriverà sempre ai coltelli, senza avere la benché minima idea di dove stia la verità e perdendo la capacità di trattarsi con un po’ di ironia.

Gianni Brasani

Caro Gianni, hai descritto bene il cortocircuito. A me pare il solito can can sul nulla. L’altro giorno una studentessa del liceo ha spiegato al Corriere della Sera – Roma cosa sia realmente accaduto: «La nostra situazione in questo inizio anno è molto difficile. Non abbiamo ancora i banchi che pare arriveranno solo a fine ottobre, stiamo sulle sedie. E nelle aule fa ancora molto caldo, per cui tante ragazze indossano abiti leggeri e minigonne. Per questo la prof ci ha consigliato, solo consigliato, di evitarle, per non offrire ai docenti, tengo a precisare, maschi e femmine, lo spettacolo del loro intimo per 5 ore di seguito, tutto qui. Perché non sarebbe consono all’ambiente scolastico. È una questione di decoro, non di sessismo, assolutamente».

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