Debiti della p.a., per Italia Oggi il decreto Fare è «una pura operazione di cosmesi»

Il quotidiano avanza seri dubbi sull’efficacia del decreto del governo Letta: «Una norma in grado di produrre titoli al tg e sui giornali, ma di nessun effetto concreto»

La pubblica amministrazione non paga. I suoi debiti arretrati verso le imprese si aggirano su uno stock che pare ammonti ad oltre 100 miliardi di euro, anche se una stima ufficiale ancora non esiste. La nuova norma sulla indennizzabilità dei ritardati pagamenti contenuta nel decreto legge del Fare (l’articolo 28 del dl 69), quella che stabilisce che le amministrazioni poco virtuose debbano pagare tutte le volte che arrivano fuori tempo massimo, introduce sanzioni di fatto irrisorie, che non costituiscono un serio deterrente contro le lungaggini burocratiche che portano gli enti a ritardare i pagamenti.

«COSMESI GOVERNATIVA». La Ragioneria generale dello Stato, ipotizza ItaliaOggi, «deve aver fatto presente» all’esecutivo del premier Enrico Letta che «se applicata a tutti i ritardi della pubblica amministrazione questa norma avrebbe rischiato di far saltare i conti pubblici». Così che il testo dell’articolo in questione «è stato sterilizzato fino al punto di ridurre l’indennizzo a una pura operazione di cosmesi governativa. Insomma, una norma in grado di produrre titoli al tg e sui giornali, ma di nessun effetto concreto». L’indennizzo, infatti, è stato ridotto a 30 euro per ogni giorno di ritardo e fino a un tetto massimo di 2 mila euro.

TEMPI LUNGHI. «Probabilmente – continua il quotidiano giuridico-economico – l’effetto della norma sarà quello di favorire i ritardi molto lunghi e di incrementare il contenzioso amministrativo». E come se non bastasse la pubblica amministrazione si è mantenuta «un paio di comode via di fuga»: la prima, l’indennizzabilità potrà essere cancellata tra 18 mesi, essendo la norma sperimentale; la seconda, prevedendo che, «nel caso emergano criticità, le pubbliche amministrazioni potranno individuare termini procedimentali più adeguati alle loro esigenze organizzative». Tradotto: il termine ordinario di 30 giorni potrà essere allungato a fino 180. Che poi sono sei mesi. Non certo un tempo breve.