De Magistris: «Io indagato per le buche nelle strade, inverosimile». Si chiama contrappasso

Il sindaco di Napoli nel mirino della procura per le voragini nell’asfalto. Una volta era lui il pm che faceva le inchieste così

Luigi De Magistris si è candidato a sindaco di Napoli promettendo di «scassare tutto» e una volta eletto, almeno secondo la procura partenopea, ci è riuscito. Infatti è finito indagato per i buchi nelle strade. Tecnicamente per attentato alla sicurezza stradale e omissione di atti di ufficio. A quanto pare, per i pm è proprio lui il responsabile di uno dei più gravi e annosi problemi della città. Ieri mattina ha ricevuto un invito a comparire dal sostituto procuratore Stefania Buda. Con lui è iscritta al registro anche l’assessore alla Mobilità Anna Donati, già sentita dagli inquirenti durante le indagini come persona informata dei fatti.

SUPPLENZA GIUDIZIARIA. Come nota oggi Mario Garofalo in un commento alla vicenda sul Corriere della Sera, per imbastire l’inchiesta i magistrati «hanno rispolverato un articolo 432 del codice penale, sull’”attentato alla sicurezza stradale”, finora utilizzato più che altro per i sassi gettati dai cavalcavia e i blocchi di cemento piazzati sui binari dei treni». Ma non è tanto questa la particolarità della situazione, quanto il fatto stesso che – scrive Garofalo – «i magistrati debbano occuparsi di una vicenda eminentemente politica, o, meglio, amministrativa». Secondo l’opinionista del Corriere «è un classico caso di “supplenza” del governo locale assente. Dopo quelle che sono state definite “vie giudiziarie” al potere (post-Tangentopoli), alla deindustrializzazione (Ilva) e alla fecondazione eterologa (legge 40), ecco la via giudiziaria alla manutenzione stradale».

IL CENSIMENTO DELLE VORAGINI. La procura infatti vuole stabilire se il degrado del manto d’asfalto sia dovuto solo all’incuria o se invece in quelle voragini stradali sia finito anche, colpevolmente, del denaro pubblico (10 milioni di euro investiti nell’ultimo anno, sempre secondo il Corriere). Allo scopo, i pm hanno affidato ai carabinieri il compito di battere tutte le vie della città per censire ogni singola buca e ricostruirne la storia. Compresi gli incidenti provocati e gli eventuali tentativi falliti di rattoppo intrapresi dal Comune.

«SORPRESO E ARRABBIATO». Appresa la notizia, De Magistris si è detto «sorpreso e arrabbiato» per essere finito nel mirino degli ex colleghi. «Essere indagato per le buche mi sembrava e mi sembra un fatto inverosimile», ha dichiarato il sindaco di Napoli, che su Facebook ha anche aggiunto un pizzico di sarcasmo: «È mia intenzione, a questo punto, autodenunciarmi: il problema delle buche oggetto della indagine, infatti, domani potrà riguardare anche il sistema fognario, le scuole e tutti i servizi cittadini».

I METODI “FORTI” DELL’EX PM. Eppure De Magistris avrebbe dovuto aspettarsi di finire al centro, prima o poi, di un qualche scandalo giudiziario, eventualmente anche strampalato, «inverosimile» e magari destinato a finire in niente, ma comunque clamoroso. Di indagini assurde, buone solo per farci qualche titolo di giornale, sono piene le cronache e sono piene le carriere di certi famosi ex magistrati poi scesi in politica. O no? Ancora Garofalo sul Corriere: «Si tratta di un contrappasso per Luigi De Magistris», il quale, da pm, finì «davanti al Consiglio superiore della magistratura proprio per i metodi “forti” usati nelle inchieste su esponenti del governo nazionale».