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NATO volante non vince Secondo Usa Today , il quotidiano più venduto in America, è storicamente e statisticamente provato: mai una campagna militare esclusivamente aerea ha fatto vincere una guerra. Se la NATO limiterà la sua azione alle incursioni aeree, a uscire vincitore dal confronto sarà Milosevic. I precedenti si sprecano: i bombardamenti e le V2 tedesche sulla Gran Bretagna nel 1941 non piegarono Churchill, ma anzi alimentarono la determinazione britannica a reagire. E così pure i bombardamenti alleati del 1944-45 non bastarono a produrre la resa di Hitler, ma fu necessaria una sanguinosa campagna terrestre.

Scenari analoghi si sono ripetuti più recentemente: i massicci bombardamenti americani sul Vietnam del Nord all’inizio degli anni Settanta non sono serviti ad impedire il successo finale di Ho Chi Minh, e nel 1991 Saddam Hussein si è ritirato dal Kuwait solo quando, dopo un mese di incursioni aeree ininterrotte, gli Alleati hanno mosso fanterie e mezzi corazzati. L’unico caso in cui bombardamenti aerei hanno in qualche modo determinato l’evento politico auspicato è l’operazione della NATO in Bosnia nell’agosto ‘95. Ma in quel caso a ridurre i serbi bosniaci a più miti consigli fu soprattutto la convergenza di interessi fra gli USA e Milosevic, i due protagonisti degli accordi di Dayton.

Senza un intervento terrestre, la NATO non può sloggiare dal Kosovo i 40mila soldati e poliziotti serbi che vi sono installati. Può attaccarli con voli a bassa quota, ma così facendo espone la propria aviazione al fuoco di 2mila contraeree, di un numero imprecisato di missili SA-6 montati su camion e di lanciarazzi manuali.

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