Da Mao a papa Francesco. Storia di Shen, il pittore più celebrato dal regime comunista cinese

Nel 1966 Shen Jiawei aveva 18 anni e viveva a Shanghai. Come tanti suoi coetanei, era entrato nella Guardia rossa comunista per partecipare alla Rivoluzione Culturale lanciata da Mao Zedong per distruggere tutte le vestigia culturali, religiose e sociali della Cina. Un giorno alla sua squadra fu assegnato il compito di demolire la chiesetta del Cristo Salvatore, alla periferia di Shanghai. Quando si avvicinarono al tempio, una giovane donna con le lacrime agli occhi li implorò di fermarsi. Inutilmente.
Ā«Continuo a pensare a quella donna in lacrime dopo che la mia squadra aveva devastato la sua chiesa. Io non sono un fedele, non ho una religione. Ma credo nell’amore e nel perdonoĀ». Shen ha pronunciato queste parole l’anno scorso, a maggio,Ā a chi gli chiedeva perchĆ© un ex maoista di ferro avesse accettato di dipingere un ritratto di papa Francesco (che ha apprezzato moltissimo il frutto del suo lavoro).
PITTOREĀ DEL REGIME. ComeĀ il pittore stesso racconta all’Associated Press, durante la Rivoluzione Culturale Ā«le universitĆ vennero chiuseĀ» e l’unico modo perĀ Ā«diventare un artistaĀ» era essere un artista di regime.Ā Shen divenne famoso in tutto l’Impero di mezzo nel 1974, quando durante un turnoĀ di guardia nella provincia diĀ Heilongjiang, dipinseĀ la sua opera più famosa: tre soldati su una torretta attenti al confine con l’Unione Sovietica. O, secondo il titolo del dipinto,Ā “Guardia in piedi per la nostra grande Madrepatria”.
Il quadro fu inserito in una raccolta speciale esposta nel museo di Arte nazionale di Pechino, scelto dalla moglie di Mao in persona. Quando Shen vide che il dipinto era stato modificato e che le facce dei soldati erano state rese più grasse e rosse, perché sembrassero più in salute ed eroiche, qualcosa nel suo credo comunista si ruppe. Quel quadro venne riprodotto dalla propaganda in più di 250 mila copie. Shen divenne uno degli artisti più conosciuti di tutta la Cina, ma abbandonò la Madrepatria prima del massacro di piazza Tienanmen per trasferirsi in Australia.
Ā«NON FACCIO PIĆ PROPAGANDAĀ». Oggi non rimpiange i suoi vecchi lavori: Ā«Io nonĀ idealizzavo i miei personaggi per la propaganda come tutti gli altri.Ā Era la natura a guidare il mio pennello. Ecco perchĆ© gli altri lavoriĀ erano diversi dai miei. Sono fiero di questoĀ», continua. Ma comeĀ ci ĆØ finita una ex Guardia rossa a disegnare il primo ritratto ufficialeĀ del Papa, uno dei “governanti stranieri” più odiatiĀ dalla Cina comunista? Ā«Io non faccio più propaganda, neanche per la ChiesaĀ», ride. Ā«Se la Chiesa mi commissiona un lavoro, però, io lo svolgoĀ».
A Sydney, Shen realizzava ritratti per turisti al costo di 30 dollari nella baia di Darling Harbour. Nel 1994, vinse un importante premio di pittura ritraendo con il suo pennello Mary MacKillop, la suora del XIX secolo che nel 2010 divenne la prima santa australiana. La Chiesa lo notò e Shen fu fatto incontrare con Giovanni Paolo II.
ATEO INSOLITO.Ā Nel 2014, quando l’ambasciatore australiano presso la Santa Sede, John McCarthy, cominciò a riflettere suĀ come celebrare il 40esimo anniversarioĀ dell’instaurazione dei rapporti diplomatici tra i due paesi, pensò a un ritratto da donare a papa Francesco. E commissionò il lavoro a quell’ateo insolito che ĆØ Shen. Il dipinto, che ritrae il Papa in mezzo a persone di ogni tipo, con una colomba che vola sulla sua spalla, ĆØ stato presentato a maggio a Bergoglio, che l’ha definito Ā«magnificoĀ». Ā«Non ho potuto ritrarlo di persona. Per realizzarlo mi hanno mandato solo delle fotoĀ»,Ā spiega Shen.
Ā«UNA PORTA SI Ć APERTAĀ». Quel dipinto, il primo ufficiale del Papa, oggi si trova neiĀ Giardini Vaticani, all’interno della villa che ospita la Pontificia accademia delle scienze. A Roma deve essere piaciuto, perchĆ© gliene hannoĀ commissionato un secondo, da poco terminato: il ritratto dell’ex arcivescovo di Sydney, George Pell,Ā prefetto della Segreteria per lāEconomia della Santa Sede. Ā«Per me, una porta si ĆØ chiusaĀ» con la Rivoluzione Culturale e la propaganda di regime, conclude Shen. Ā«Ma un’altra si ĆØ apertaĀ» con la Chiesa cattolica. Forse grazie alle lacrime di quella giovane donna di Shanghai, che Shen non ha mai dimenticato.
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