Csm. Vince l’astensionismo e i moderati

Alle elezioni suppletive del Consiglio superiore della magistratura prevale il “non voto”. E, tra i votanti, i candidati di Magistratura Indipendente

Csm, Consiglio Superiore della magistratura con Sergio Mattarella

Tratto da Centro Studi Livatino Con un astensionismo (più schede bianche) pari al 44%, i magistrati italiani hanno eletto nelle suppletive svolte l’11 e il 12, quale componente togato del CSM e in sostituzione di un dimissionario, Tiziana Balduini, presidente di sezione al Tribunale di Roma, candidata di Magistratura Indipendente. La sconfitta della sinistra giudiziaria di Area e il ridimensionamento delle altre ‘correnti’ prospettano un tendenziale bipolarismo e un riequilibrio di posizioni.


1. Domenica e lunedì scorsi quell’organo costituzionale ‘a formazione progressiva’ che è diventato il CSM ha visto celebrare la terza elezione suppletiva di propri componenti togati nell’attuale consiliatura, dopo che il c.d. caso Palamara ha provocato le dimissioni di circa la metà dei magistrati che facevano parte del consesso all’atto del suo insediamento, nel settembre 2018: una elezione che, nonostante la pandemia, si è svolta in presenza e nei distretti di lavoro dei votanti. Sarà anche per questo – e per le restrizioni negli spostamenti – che il numero di coloro che si sono recati al seggio elettorale è calato ulteriormente rispetto alle tornate precedenti, fermandosi a quota 5710 su 9222 aventi diritto: se a ciò si aggiunge l’elevata quantità di schede bianche449 -, i voti validi sono risultati all’incirca il 56%, poco più della metà degli iscritti nelle liste elettorali.

Il trend segnala un calo costante di partecipazione: solo a ottobre 2020, e col voto telematico, alle elezioni per il rinnovo dell’ANM erano andati alle urne in 6101 e i voti validi erano stati 6045. Poiché i candidati che si sono fronteggiati a questo giro sono stati egualmente espressione di correnti, si è avuta conferma che la ‘corrente’ più corposa oggi nella magistratura è quella del non voto: in un corpo ristretto e qualificato, una tale ripulsa e una tale sfiducia si erano già manifestate sei mesi fa, ora diventano ancora più consistenti. Pesano in tale direzione le 449 schede bianche: altrettanti magistrati, pur essendosi recati ai seggi, nonostante il parziale lockdown, poi hanno riposto nell’urna una scheda senza preferenze.

2. I voti validamente espressi hanno permesso di eleggere al CSM la d.ssa Tiziana Balduini, candidata di Magistratura indipendente e del Movimento per la Costituzione, esito di una scissione da Unità per la Costituzione, che ha ottenuto 2086 voti. Dietro di lei, non eletti perché il seggio da ricoprire era uno soltanto, si sono collocati il dott. Luca Minniti, candidato di Area, che riunisce Magistratura democratica e i Movimenti per la giustizia (1637 voti), il dott. Mario Cigna, candidato di Unità per la Costituzione (1011) e il dott. Marco D’Orazi, candidato di Autonomia e Indipendenza (526). La d.ssa Balduini, cui rivolgiamo auguri di ottimo lavoro, è stata finora presidente di sezione civile al Tribunale di Roma: con la sua elezione Magistratura Indipendente è al CSM il secondo gruppo tra i togati, con quattro consiglieri, e viene subito dopo Area, che ne ha cinque, mentre precede Unicost con due consiglieri e A&I con tre (ci sono anche due componenti dichiaratisi indipendenti).

Il dato significativo, oltre all’astensionismo, è in appena sei mesi l’ulteriore consolidamento del raggruppamento di magistrati distanti da posizioni oltranziste, che avanza rispetto ai pur positivi risultati conseguiti alle elezioni dell’ANM (MI passa da 1648 voti a 2086), il parallelo significativo decremento di Area (da 1785 a 1637), e la contrazione di Unicost (1011 contro 1212 di ottobre 2020) e di Autonomia e indipendenza (526 contro 749). Si può dire che da parte di chi non si rifugia nel non voto si rafforza la tendenza bipolare, con un trend decrescente che prosegue per UniCost e di A&I. La prospettiva che si delinea, se resta il sistema correntizio, è che i ‘moderati’ di UniCost si colleghino con MI, come una parte significativa di loro ha già fatto, mentre quelli più orientati verso la sinistra giudiziaria rafforzino Area, e uno spicchio di quel che resta di A&I potrebbe tornare a MI, da dove proveniva: non è un male, anzi potrebbe giovare a uscire da una appartenenza fondata solo su ragioni di utilità e favorire un più partecipato dibattito ideale.

3. Chissà quanti sulla scena della politica, per lo meno non della politica esterna al mondo giudiziario, seguono queste vicende: certamente di minor peso rispetto a ciò che interessa in epoca di pandemia. Ma una via differente fra la demonizzazione della corporazione e il tentare patti più o meno nascosti in sottoscala di hotel della Capitale va individuata e perseguita da parte di chi ha responsabilità politiche per aprire alla luce del sole canali di interlocuzione sulle inderogabili riforme che il settore giustizia attende. In quest’ottica, conoscere gli umori interni al mondo giudiziario, quelli reali, che si manifestano attraverso il voto, potrebbe rivelarsi interessante e utile.

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