Così la Napoli di De Magistris è diventata la città più brutta d’Italia

Crolli, buche nell’asfalto, nepotismi negli incarichi pubblici e aziende municipali in crisi. L’annus horribilis all’ombra del Vesuvio unisce tutti contro il sindaco

L’ultimo accadimento a Napoli ha certamente i tratti della beffa: oggi all’inaugurazione della stazione Garibaldi della metropolitana, presenti il ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi, il presidente della Campania Stefano Caldoro, il sindaco Luigi De Magistris, mentre le tre autorità scendevano sulle scale mobili, le scale mobili hanno deciso di bloccarsi. Quasi a dire: nel capoluogo partenopeo di questi tempi non vanno neanche le microstrutture, figurarsi le infrastrutture. L’immagine del sindaco ridotto a far scendere a piedi il ministro e il governatore restituiva la perfetta sintesi di quest’annus horribilis sotto il Vesuvio, il 2013 che vede Napoli nominata città peggiore d’Italia.

TUTTI IN PIAZZA. Sebbene il sindaco Giggino abbia commentato placidamente che «gli ultimi saranno i primi», sono stati proprio i suoi concittadini a votarla peggiore città per tenore di vita, popolazione, affari e lavoro. Pessimo piazzamento, sebbene non proprio all’ultimo posto della classifica, anche per le categorie servizi e ambiente (65esimo posto su 104), ordine pubblico e sicurezza (93esimo posto), tempo libero (89esimo posto). In fondo De Magistris dovrebbe perfino ringraziare di tanta “clemenza” dopo tutto quello che è successo quest’anno. Nel 2013, infatti, sono scesi in piazza a protestare contro di lui praticamente tutti: comitati di cittadini, sigle sindacali confederete Cgil-Cisl-Uil (la Cgil è stata quella più “imbufalita”), imprenditori, commercianti, dipendenti di servizi pubblici, società civile varia. Senza contare il Partito democratico, che a dire il vero il sindaco non l’ha mai sostenuto, anzi dal punto di vista politico si è mosso per tempo, raccogliendo le firme per un referendum “anti-de Magistris” (i quesiti riguardano più precisamente il gradimento del sindaco).

DISGRAZIE E INCHIESTE.  Erano le dieci del 4 marzo 2013 quando il palazzo al civico 72 di via Richiera di Chiaia è crollato all’improvviso. Un evento tragico che si è trasformato nel plastico della rovina e caduta dell’intera Napoli. Basti pensare che gli ultimi residenti sfollati – decine di famiglie, visto che sono state evacuate anche le palazzine adiacenti – sono rientrati in casa solo a giugno. Nel frattempo sono state indagate per il crollo ben 20 persone tra dirigenti comunali, tecnici e responsabili dei cantieri della metro inaugurata proprio oggi. All’inizio di giugno un’azienda specializzata in controlli, la Texplor Austria, ha consegnato una relazione al Comune in cui si leggeva un chiaro allarme sui lavori della metropolitana riguardo al sottosuolo della zona, bisognoso, secondo i periti, di un’immediata opera di fortificazione. Poco o nulla però è stato fatto. In compenso sono stati indagati De Magistris e l’assessore alla Viabilità, proprio a causa delle buche che continuamente si creano, all’improvviso, nel manto stradale di Napoli, voragini che hanno causato non pochi problemi persino al Giro d’Italia, costringendo gli atleti a montare ruote da mountain bike sulle loro bici da corsa. E per gli sfollati di via Riviera di Chiaia alla disgrazia si è aggiunta la beffa: a settembre infatti De Magistris ha firmato e inviato un’ordinanza a tutti gli stabili in pericolo nella quale impone ai condomini di eseguire i lavori di messa in sicurezza a proprie spese, malgrado la perizia della Texplor abbia evidenziato che a essere in pericolo è tutto il quartiere, non qualche isolato edificio privato. I cittadini hanno presentato ricorso al Tar.

FAMILISMO AMORALE. Da maggio 2013 in avanti poi si è assistito allo scandalo del Forum delle culture, una manifestazione che avrebbe dovuto tenersi a Napoli, con delegazioni ospitate da tutto il mondo, e che invece è stata continuamente rinviata. Ma soprattutto è diventata il simbolo del “familismo amorale” di De Magistris, come lo hanno definito noti giornalisti napoletani del calibro di Marco Demarco e Antonio Polito: il fratello del sindaco, Claudio, è rimasto a lungo sulla bocca di tutti perché, nominato collaboratore del Comune, sebbene a titolo gratuito, è stato a un passo dalla promozione a direttore proprio del Forum delle culture, se non fosse stato investito dalle proteste dei suoi concittadini. Entro luglio sono risultati indagati, oltre al sindaco (due inchieste diverse), anche il suo più fidato collaboratore, il capo di gabinetto Attilio Auricchio, il vicesindaco Tommaso Sodano e alcuni assessori. E così si è arrivati alle dimissioni del decimo membro della giunta, su un totale di dodici.