Corpi dis-perati

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“Il corpo è l’unica certezza che ci accompagnerà fino al prossimo millennio”, spiega Fabrizio Fabbri, stilista che s’è ispirato all’anatomia umana per disegnare la collezione che porta il suo nome. Tuttavia, la vicenda delle tre donne di Firenze che si sono sottoposte a interventi di liposuzione in strutture inadeguate c’interroga. Perché l’uomo s’accanisce tanto nei confronti del proprio corpo se è così importante per lui? La diet industry rappresenta un business molto redditizio che coinvolge i campi più disparati: medicinali quali anoressizanti a base di anfetamine e, da pochi giorni, lo Xenical, un nuovo farmaco che stimola i neurotrasmettitori e riduce l’assorbimento dei grassi; cure e trattamenti quali l’incriminata liposuzione, oltre ad agopuntura, massaggi, mesoterapia, linfodrenaggio, fanghi… Le palestre sono out. I nuovi miti dell’allenamento sono i personal trainer noti per allenare a domicilio divi e celebrità, ma ormai anche giovani manager di successo. Ma perché tutto ciò? Questa società ha voluto cancellare ogni segno del divino dalla faccia della terra. Tuttavia, la ricerca di surrogati di sacralità si è rivelata nell’adulazione per i divi del cinema negli anni ’30, nella mitizzazione dei volti da copertina e dei corpi scultorei che affollano le passerelle. Come ultimo passaggio, questa idolatria per il bello è diventata desiderio prepotente di trasferire le icone della bellezza dominante sul proprio corpo: uomini e donne, indistintamente, sono pronti a tutto pur di migliorare le loro imperfezioni, fino a fare grandi sacrifici, costasse anche una vita – e s’è visto! Sono poche le voci che escono dal coro: The Body Shop, azienda inglese di cosmetici, per alcune campagne internazionali durante il ’98, ha scelto come testimonial Ruby, un personaggio disegnato al computer con il volto di Barbie e le misure di Miss Piggy, ma dall’aspetto felice. Il suo motto è: “Ti crucci per quella che potresti essere, mentre stai rovinando quella che sei”.