Contro la tecnicizzazione del mondo umano

Di Carlo Marsonet
07 Dicembre 2025
Il saggio di Jacques Ellul critica un fenomeno che ha finito con l’abbracciare ogni aspetto dell’esistenza umana, giungendo così a modificarne in profondità l’essenza

Lo storico e critico sociale americano Christopher Lasch lo considerava «uno dei pochi radicali contemporanei in grado di cogliere pienamente le dimensioni culturali della crisi del XX secolo». Stiamo parlando di Jacques Ellul (1912-1994), sociologo e teologo protestante dalle posizioni eterodosse e per il quale è difficile trovare una formula con cui etichettarlo. Come per Lasch, anche per lui vale forse la considerazione seguente: insoddisfatto della sinistra del suo tempo, soprattutto quella “liberazionista” degli anni Sessanta, Ellul giudicava concetti come autorità, stabilità, continuità e ordine elementi cruciali di un buon ordine umano.

Come ha messo in evidenza in un libro di qualche anno fa Jean-Luc Porquet, a Ellul era particolarmente invisa la presa sempre più soffocante che la tecnica ha sulla vita degli uomini (Jacques Ellul. L’uomo che aveva previsto (quasi) tutto, Jaca Book). Essa, in sostanza, contribuisce per il pensatore francese a creare un’atmosfera anti-umana. Una tale presa d’atto, radicale e per certi aspetti conservatrice o financo reazionaria – elementi apparentemente opposti, ma che in realtà ben si saldano in Ellul come in Lasch – è ben presente in un libro che Silvio Berlusconi Editore ha da poco tradotto, uscito originariamente nel 1954: La società tecnologica.

Controllare tutto

Il punto di partenza di Ellul è uno: e cioè che la tecnica non è più parte del solo mondo industriale, e non può essere considerata come sinonimo di macchina. È un fenomeno che ha finito con l’abbracciare ogni aspetto dell’esistenza umana, giungendo così a modificarne in profondità l’essenza. Per questo motivo, l’autore non è d’accordo con il suo contemporaneo Lewis Mumford. Da oggetto per l’uomo che era, è diventata soggetto e sostanza, cioè variabile indipendente che si autoperpetua. Essa ha poco a che fare anche con ciò che era in passato, ovvero trasmissione di pratiche tra le generazioni che si susseguivano.

Per Ellul questo non è più vero: tecnica e tradizione si sono irrimediabilmente scisse. La definizione più puntuale dell’oggetto in discussione si trova solo a pagina 59 (di un libro che di pagine ne conta comunque 614! Compreso anche un articolo inserito a mo’ di appendice). Ed è la seguente: si tratta della «traduzione dell’assillo dell’uomo di controllare le cose tramite la ragione: rendere quantificabile ciò che è subconscio, quantitativo ciò che è qualitativo, demarcare con una spessa linea nera i contorni della luce proiettata nel tumulto della natura, prendere il controllo del caos e mettervi ordine».

Assorbire la vita

Razionalizzazione, organizzazione, standardizzazione, dunque. Sostituzione di ciò che è naturale e spontaneo, con qualcosa di artificiale e costruito attraverso un processo che per Ellul si caratterizza per almeno ulteriori 5 aspetti: essere automatico, autoaccrescersi, essere indivisibile, universale e autonomo. Il risultato è un fenomeno dal potenziale monopolistico e totalitario, secondo il pensatore francese, che non conosce né limiti né resistenze.

Potrebbe essere la fede religiosa. Ma anche in questo caso Ellul è pessimista. Il perché è presto spiegato. L’uomo ha bisogno di credere in qualcosa, non può vivere senza il sacro. E tuttavia, in un mondo sempre più artificiale e tecnico, razionalizzato e standardizzato, «trasferisce il suo senso del sacro proprio su ciò che ha distrutto tutto quanto ne era oggetto, sulla tecnica». Dimostrazione di tutto ciò è anche l’idolatria novecentesca per lo Stato, «l’organo ideale del centralismo tecnico». E che non a caso Ellul considera un nemico mortale dell’uomo, allorché la tecnica lo porta «a farsi totalitario, ad assorbire in sé la vita dei cittadini». Tecnica e libertà sono pertanto, nella sua visione, opposti inconciliabili: tecnicizzare significa schiavizzare l’uomo, ovvero depredarlo di ciò che ha di più prezioso, la libertà di scelta, di pensare e agire secondo coscienza.

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